domenica 15 marzo 2009

Stragi


Due elementi di questo fine settimana riportati dal TG serale attirano la mia attenzione:
  1. la solita serie di incidenti stradali ormai tristemente noti come "Le stragi del sabato sera". Gli ingredienti sono sempre gli stessi: rincoglionimento in discoteca sino alle 4-5 del mattino e oltre, un bel cocktail di coca e alcol a velocità pazzesca sulle strade e l'idea che il Destino te la mandi sempre e comunque di culo. Non è così, posso testimoniarlo io che li vedo, a pezzi, nel Pronto Soccorso del mio ospedale quando mi viene richiesto di rimetterli insieme. E qualcuno si incazza pure se ci metto il mio tempo a farlo
  2. il solito bambino sbranato dai cani, in questo caso venti, randagi e ben noti alla cittadinanza locale, in quanto autori di qualche precedente agguato. Nessuno ha pensato di fermarli perché - si sa - non è mica colpa degli animali se mordono, perché gli animali non sono cattivi di loro. Stavolta ce l'hanno fatta a uccidere: tanto è bastato alle solerti forze dell'ordine locali per prenderli tutti e portarli al locale canile ove, nei prossimi giorni, saranno soppressi
Cosa accomuna questi eventi che si ripetono con sconfortante continuità?
Semplice: la prevedibilità.
Io so già di default che quando mi portano un ragazzo che si schianta in moto o in macchina alle 5 di domenica mattina, lo troverò invariabilmente imbottito di coca e di alcol. E m'incazzo, perché lo scempio di una vita presa e buttata nel cesso si sarebbe potuto evitare, ma non ci si può fare niente se non rimboccarsi le maniche e correre in sala operatoria a rimettere insieme i pezzi, sapendo che - bene che vada - non cambierà nulla.
Avevo salvato la pelle a M., una notte che si schiantò sul motorino con 4.5 di alcolemia (per capirci, già con 0.5 ti ritirano la patente). Mi ci vollero tre interventi. Aveva un bambino di un anno e una moglie che gli perdonava tutto.
L'ho rivisto un anno dopo e gli ho chiesto se avesse smesso di bere: lui mi disse di no. La bottiglia gli ha tolto la salute e la famiglia, e ancora non gli basta. Mi aspetto prima o poi di ritrovarlo sotto i miei ferri e mi domando a cosa serva tutto questo, se non sia possibile evitarlo non dandogli da bere. Sì, lo so, ci sono tanti sistemi per procurarsi la bottiglia, ma almeno non diamogli da bere tutte le volte che lo chiede. Cominciamo dalle discoteche. Facciamogliela difficile.

E' lo stesso per questi cani: sappiamo che prima o poi faranno un disastro, ma vanno protetti ad oltranza perché "non è colpa loro". Poi fanno il morto - di solito un bambino - e allora vengono soppressi.
Tanto, come dice Enrique Balbontin, son tutti finocchi col culo degli altri.
Andiamo avanti, va'

Son tutti finocchi col culo degli altri


Confesso di non seguire "Colorado Café", nonostante la presenza di una mia vecchia passione come Rossella Brescia. E così mi sono perso gli sketches di quella linguaccia di Enrique Balbontin e della sua scuola di vernacolo savonese.
L'altro giorno, mentre facevo la spesa al supermercato, mi sono imbattuto in un delizioso libercolo, edito per i tipi di Mondadori, che ha come titolo la frase riportata sopra e che significa, grosso modo: "E' facile parlare quando non si rischia del proprio".
Lo stile, forbito eppure deliziosamente triviale, sembra mutuato da quello del celebre Ettore Borzacchini che, sul "Vernacoliere", tiene (o teneva: è un po' che non lo prendo) una rubrica di lessico labronico: ciò non deve meravigliare, in quanto Savona, come Livorno, è una città industriale affacciata sul mare, e quindi soggetta ai medesimi input culturali.
Fra le frasi, tutte splendide per sapidità, mi sentirei di citare a mo' d'esempio:

IT: Giuseppe mantiene un atteggiamento signorile anche quando perde le staffe

SV: Giuse per mandarti affanculo ti chiama un taxi

IT: Sai, Gianni, i rapporti col vicino ultimamente si sono raffreddati
SV: Il vicino mi saluta che sembra sta cagando un cardo

IT: Lorenza è rimasta incredula e stupefatta
SV: La Lò sembrava Monica Lewinski alle prese con l'Uomo Invisibile

IT: Padre, la serata minaccia di essere veramente noiosa
SV: Belìn, frate! Sembra di andare a bagasce con Formigoni

Io, milanese di nascita e cellasco (di Celle Ligure, ridente paesino in provincia di Savona, ndr) d'adozione, riconosco in queste frasi tutta la sorniona eloquenza del savonese. E zone limitrofe

mercoledì 11 marzo 2009

Dopo


C'è un evento che periodicamente ritorna sulle prime pagine dei telegiornali: la strage dell'ex-studente. Se ci fate caso, gli ingredienti sono sempre gli stessi.
Avviene per lo più in America, ma non si escludono altre localizzazioni, di solito in posti ad elevato tenore di vita.
C'è un ragazzo che si ripresenta armato come Rambo presso la scuola ove aveva studiato e apre il fuoco su qualunque oggetto animato; alla fine, di solito, si suicida.
Gratta gratta scopri che: c'è spesso alle spalle una famiglia che non comunica; il ragazzo è silenzioso ma in qualche momento della sua vita aveva manifestato idee vagamente nazistoidi; c'era stata qualche manifestazione paranoica ma tutti avevano abbozzato, perché era sì un po' strano, ma in fondo era un bravo ragazzo che non rompeva le balle a nessuno.

Ecco il punto: da sempre, si valuta la necessità di intervenire in senso preventivo solo sulla base di quanto uno rompe. Se se ne sta zitto, se si cova le proprie paranoie per conto suo, le probabilità che venga lasciato stare aumentano vertiginosamente: sono tempi difficili, perché cacciarsela per uno un po' strano ma fondamentalmente tranquillo quando ci sono a spasso decine di rompicoglioni che dobbiamo tenere a bada?
Non vorrei fare psicologia spicciola, ma prendiamo i serial killer, che non c'entrano in assoluto con gli ex studenti, ma che proprio a posto non sono: gente come Ted Bundy o John Wayne Gacy si sono sempre proposti come dei bravi ragazzi un po' sfigati o i classici tontoloni della porta accanto. Se si legge un libro profondamente irritante come "Un estraneo al mio fianco" di Ann Rule (un'amica di Ted Bundy che si rifiutò di riconoscere la realtà anche durante il processo), ci si rende conto del fatto che, se uno fa la parte del bravo ragazzo che non urla e non fa il matto, si può veramente fare di tutto pur di non veder la realtà. Comunque, stiamo tranquilli: nella maggior parte dei casi, dopo, salta sempre fuori qualche solone che ci dice che il ragazzo manifestava una preoccupante passione per le armi ma in fondo non faceva male a nessuno.
Adesso non voglio dire: le situazioni sono sempre facili da capire, dopo.
Ma se ci sono criticità anche in contesti apparentemente normali, si deve poter intervenire in senso preventivo senza farsi fuorviare dalla logica dell' "In fondo non disturba nessuno": se uno colleziona armi, se pubblica su Youtube video con propositi omicidi-suicidi, se legge biografie di criminali nazisti, vuol dire che prima o poi, forse, il danno lo farà, per cui è meglio darsi una mossa prima per non stare a piangere decine di morti dopo

martedì 10 marzo 2009

Figure


Non avrei mai creduto di poter arrivare a citare come esempio di saggezza e misura un guitto da avanspettacolo come Fabrizio Corona. Eppure questo personaggio, noto ai più per il matrimonio con la siliconata starlette Nina Moric e per essersi precipitato a Garlasco all'indomani dell'omicidio di Chiara Poggi per intervistare le cugine gemelle (quelle che avevano inventato l'osceno fotomontaggio in cui comparivano abbracciate alla povera ragazza), ha fatto qualche osservazione interessante a proposito di Daniela Martani: "Sono stato il primo a fotografare questa ragazza con Giletti. poi c'è stata la vicenda Alitalia, poi il grande fratello e poi ancora l'Alitalia. Non capisco come mai ce la ritroviamo ancora qui. Deve dimenticare il mondo dello spettacolo. Cominci a lavorare seriamente perché ormai le ha provate tutte, ma non è questa la sua strada". E ancora: "...La Martani, in tutto il bailamme dell'Alitalia è venuta fuori solo perché era la più carina. Ha giocato male le sue carte" (citato da Corriere della Sera del 10-03-2009).
Gioverebbe a questo punto ricordare chi sia Daniela Martani. La sua faccia diventò familiare durante la già citata vicenda Alitalia perché era sempre in prima fila davanti alle telecamere durante gli scioperi. Finita la vicenda Alitalia, la Martani - per il vero piuttosto belloccia e dotata di polpaccio tornito - rendendosi probabilmente conto che l'anagrafe la sfavoriva rispetto ad una qualunque delle ragazzine con cui doveva misurarsi nella sfrenata corsa alla visibilità mediatica, ha scelto la strada apparentemente più semplice, quella del reality. Dapprima, quindi, la partecipazione al ripugnante Grande Fratello ove peraltro la popolarità intellettuale maturata sul fronte delle lotte sindacali nulla poteva contro il muro delle prorompenti tette della concorrente avversaria; e poi, dopo l'inutile auto(?)-eliminazione, il volo in Brasile per la partecipazione-lampo ad un altro miserabile reality.
A margine, vale la pena di notare - sempre sul Corriere della Sera - il commento di Giletti che, dopo aver evocato la figura quasi mitologica della Martani novella Medea e predestinata alla tragedia (figura mitologica, lo ribadiamo: da non confondersi con le figure di merda che la Nostra ha invece inanellato nelle ultime settimane) ci ricorda che l'apparizione nella protesta sindacale le aveva spianato la strada alle Europee.
Ci sarebbe quasi da essere grati a chi ha inventato i reality, no?

domenica 8 marzo 2009

Banane e lamponi

Ho terminato la lettura di quello che - almeno sino ad oggi - dovrebbe essere l'ultimo libro di Marco Travaglio; il condizionale è d'obbligo, giacché il Nostro ha un ritmo di produzione da far impallidire Stephen King. Il libro, edito da Garzanti, è sostanzialmente una raccolta degli articoli che Travaglio ha scritto per L'Unità da Marzo 2007 a Settembre 2008 nelle rubriche Uliwood Party e Ora d'aria e che scandiscono il ritmo della fine del governo Prodi e il ritorno al potere dell'odiato Berlusconi, quasi mai citato per nome ma bensì per soprannomi (Bellachioma, Cainano, Al Tappone).
Lo stile è quello di un allievo di Montanelli: rapido, preciso, ficcante; Travaglio, poi, è sempre ben documentato ed è difficile prenderlo in castagna.
Dove sta l'inghippo, allora?
Il limite di Travaglio e di quelli come lui che si riconoscono nel "Girotondismo militante" come unica espressione lecita di opposizione, sta nell'antiberlusconismo come unico valore.
Altrimenti detto: in questa raccolta di scritti travagliani si percepisce un odio feroce contro Berlusconi e tutto ciò che il premier rappresenta e porta in dote; ma, per contro, non si ha nessuna proposta ragionevole, nessun elemento costruttivo, niente che "faccia sinistra" anche se Travaglio, che pure scrive sul giornale fondato da Gramsci, uomo di sinistra a stretta regola non è.
L'antiberlusconismo inteso come valore assoluto, senza nessun elemento aggiuntivo che caratterizzi un'opposizione frastagliata e senza meta sin dai tempi in cui era al governo e doveva appoggiarsi ai pannoloni dei senatori a vita, è proprio la ragione stessa per cui la Sinistra sta prendendo legnate pesanti alle tornate elettorali. Servirebbe porsi le solite domande - chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo - le cui risposte erano la ragione dei voti dei Cipputi di tutta Italia. Senza di queste domande, come ha detto il politologo francese Marc Lazar, la Sinistra italiana non ha nessuna chance e dovrà accontentarsi delle pernacchie: in inglese "raspberry", che in italiano però significa anche "lamponi" che si sposavano alle banane nella canzone di Gianni Morandi.
L'intelligente maestrino dalla penna rossa, tutto appuntito quando deve farci pesare la sua preparazione, continua nella sua battaglia monotematica senza dire nulla di sinistra.
Ci parla di banane, e raccoglie i lamponi

sabato 7 marzo 2009

Quello che è


Sarà quello che è un retaggio di quelli che sono gli studi classici, ma proprio non riesco a sopportare quelli che dicono "quello che è".
Ci avete fatto caso? Ormai è un bel po' di tempo che quello che è l'imbastardimento della nostra lingua ci ha portato in dote il terribile "quello che è" e, ovviamente, anche la sua variante plurale, cioè "quelli che sono": una cosa tremenda, oscena, che dovrebbe far fine senza impegnare, ma che a me ricorda con nostalgia quello che è il ben più simpatico Peppone di Guareschi col suo inimitabile "la quale".
Provate anche solo per gioco a contare quante sono quelle che sono le volte in cui alla radio o alla televisione viene ripetuta questa espressione: non vi sembra che chi la dice si atteggi sempre a splendido?
Preferisco Peppone

mercoledì 4 marzo 2009

Il finisseur


Mi corre fatto di parlare ancora di calcio, del che mi scuseranno le centinaia di lettori che afferiscono a questo blog.
Il destro mi è offerto dalla splendida performance di quel geniale finisseur che risponde al nome di José Mourinho, noto anche come "The Special One" - ma nessuno sa bene perché - e allenatore dell'Inter: nella conferenza stampa di ieri ha deliziato i giornalisti con un'elegante esternazione in cui è riuscito ad insultare tutti. Per giustificare un suo giocatore - un bamboccio di 19 anni talmente presuntuoso da far sembrare Cassano un terziario francescano - che ha insultato i tifosi della squadra avversaria dopo aver ottenuto un rigore con un tuffo degno di Cagnotto, ha accusato la stampa di "prostituzione intellettuale".
Inoltre lo Special One, con la classe che lo contraddistingue, dando esempio di fair play ai giovani (probabilmente gli daranno il Seminatore d'oro) fa notare a tutta la stampa il fatto che Milan e Roma chiuderanno la stagione senza nessun trofeo e che la Juventus godrebbe di favori arbitrali.
Ora, che il tipo abbia costruito il proprio personaggio sul cliché di odioso è cosa talmente nota che a farla rilevare si fa solo il suo gioco.
Che l'Inter ci marci perché, dopo aver masticato escrementi perdendo sul campo per oltre 20 anni, sente il bisogno di prendersi le proprie meschine rivincite nell'unico modo che le è concesso, e cioè a tavolino (in Italia, perché in Europa continuano a contare come il due di picche quando la briscola è a fiori), è cosa talmente nota che, a farla rilevare, si corre il rischio di essere noiosi.
Che in un campionato ci sia necessità di una squadra odiosa con cui prendersela, è un altro dato di fatto: sino a tre anni fa il ruolo era coperto dalla Juventus, adesso - e senza nessuno sforzo particolare - dall'Inter.
Ma almeno che non ci diano lezioni di morale: facciano quello che vogliono - gli è concesso, evidentemente - ma, per una banale questione di dignità, stiano zitti.
Per piacere.