martedì 3 giugno 2014

Come un fungo velenoso


"Le manifestazioni cliniche cui andò incontro il paziente Luca Ernesto Olivotto durante la degenza nella struttura 'Universal Hospital Group' di Tirana sono riconducibili agli effetti della somministrazione di bicarbonato di sodio". E' quanto scrivono i consulenti della Procura di Catania, delegati dal pm Attilio Pisani della Procura di Roma, titolare delle indagini sulla causa che ha determinato il decesso di Luca Olivotto, il giovane 28enne che si ricoverò nell'ottobre dello scorso anno presso la Universal Hospital Group di Tirana su indicazioni di Tullio Simoncini, l'ex medico, radiato da vent'anni, secondo il quale il cancro è un fungo da debellare con infusioni massicce di bicarbonato di sodio".
Il fungo sarebbe la candida albicans; Simoncini sarebbe arrivato a questa geniale conclusione osservando il colore biancastro di alcuni tumori ma, per sua stessa ammissione, senza nemmeno cercare un'ifa in nessun tumore.
La notizia - che ho sentito questa sera al telegiornale - mi ha colpito.
E' da un po' che sono attivo contro le bufale agghiaccianti che girano nell'universo alternativo e incontrollato dei bassifondi della Rete.
Vaccini - nella migliore delle ipotesi - totalmente inutili; forse anche dannosi; sicuramente governati da interessi finanziari delle Multinazionali Farmaceutiche e dei medici prezzolati.
Chemioterapie assassine che curerebbero il 2.5% dei pazienti che vi si sottopongono (questa era talmente pesante che l'ho denunciata al mio Ordine dei Medici).
Il cancro può essere guarito con una bella dieta vegana.
Il cancro può essere guarito da una bella dose di bicarbonato. Questa, fra tutte, è particolarmente agghiacciante. Cito dal sito pilastridiluce.net, gestito da tale sedicente Iside: "Il bicarbonato di sodio applicato ai tumori alla fine li fa scomparire rapidamente, che molti dei trattamenti chemioterapici attualmente includono bicarbonato di sodio, con la scusa che “aiuta” a proteggere i reni, il cuore e il sistema nervoso del paziente è un dato di fatto. Ed è stato già stabilito che la somministrazione di chemioterapia senza bicarbonato può uccidere il paziente. Così , quando sentiamo parlare sui “successi” della chemioterapia è proprio il bicarbonato di sodio che agisce, non solo per fermare metastasi ma anche per ridurre al minimo gli effetti collaterali dannosi della tossicità chemioterapica"

Nella testa di una persona ammalata, si formano immediatamente due pensieri: 
  1. Il bicarbonato guarisce il cancro perché lo dice Facebook
  2. Più ne prendo, prima guarisco
  3. Quando sono guarito, denuncio i medici bastardi che non me lo hanno voluto dare
Ed ecco che il poveretto parte per il viaggio della speranza e si ferma al punto 2, perché il guru gli fa sette flaconi endovena o intra-arteriosi (qui la vulgata non è chiarissima) di bicarbonato e il paziente muore di alcalosi metabolica.

E adesso vi aspetterete il solito pistolotto contro l'ignoranza della gente che, invece di consultare i medici, si fa un giro su Internet con lo stesso spirito con cui prima leggeva la Garzantina medica.
E invece no: faccio il mea culpa, a nome e per conto della mia categoria.
Credo che la colpa di questa tragedia sia soprattutto dei medici. Categoria di cui - sia detto apertis verbis - NON fa parte Tullio Simoncini.

Adesso, non metterebbe nemmeno conto di parlare di questo impostore: un ignorante agghiacciante, un turlupinatore, un balordo criminale che ha già condanne penali alle sue spalle, oltre a una radiazione dall'Ordine dei Medici di cui faceva parte.
Il problema, paradossalmente, non è lui: lui è come il Mago Otelma, campa sulla credulità di persone disperate che accetterebbero qualunque cosa pur di non soffrire, per sentirsi dire una parola buona, una promessa. Lui cresce come un fungo velenoso su un humus marcio, sul putridume di una disperazione aggravata dall'incomprensione. 
E' come un'Amanita Phalloides: cresce, si espande, sembra bello, ma è mortale. Spande il suo veleno perché solo questo sa fare.
La colpa però è sua fino a un certo punto.
La colpa è di chi va a cercarlo, affidando a questo miserabile impostore la propria vita o quella dei propri cari.
La colpa è di chi lo lascia parlare, senza zittirlo e soprattutto senza offrire un'alternativa parimenti credibile.
Quindi, in definitiva, la colpa è di noi medici, quelli veri, quelli come noi che lottano ogni giorno contro il cancro in modo serio, scientificamente attendibile, facendo ricerca e pubblicando i risultati.
La colpa è nostra che non siamo in grado di dare al nostro lavoro una dignità anche solo lontanamente paragonabile a quella millantata da un miserabile che spara cazzate agghiaccianti e le diffonde attraverso blog e social forum; e lo stesso concetto valga per tutte le vaccate veicolate contro i vaccini.
Se noi non siamo in grado di farci capire, se bastano le stronzate di un social forum a creare aspettative che nessuno ha voglia di smentire molto spesso solo per pigrizia, è giusto che i pazienti facciano il viaggio a Tirana in cerca di una speranza che noi non siamo stati capaci di dar loro.

martedì 17 settembre 2013

Love boat

Ascolto il telegiornale: a cominciare da Enrico Letta, che ne ha parlato come di un mondiale di calcio (l'unico evento che unisce veramente gli italiani) sono tutti orgogliosi del successo squisitamente italiano della rimozione del relitto della Concordia al Giglio.
Italiano è Gabrielli, Capo della Protezione Civile.
Italiano è tale Franco Porcellacchia, responsabile della rimozione per Costa.
Italiano è Sergio Girotto, responsabile della rimozione per Titan-Micoperi.
Italiano NON E' Nick Sloane, salvage master sudafricano, che ha diretto le operazioni; ma in compenso pare abbia bevuto in abbondanza birra Peroni, Moretti, Pedavena e Ichnusa, per cui lo è quanto meno di adozione.
Italiani sono i 450 milioni di euro spesi per questa leggendaria impresa seguita con la stessa morbosa attenzione riservata trent'anni fa al pozzo di Vermicino.

Italiano - infine - è il comandante Francesco Schettino, la cui lungimiranza, sagacia, capacità di manovra e coraggio, ha reso possibile tutto questo trionfalismo mal riposto che, in nome di una fortuna di soldi pubblici dilapidati, ha unito tutti i suoi compatrioti a sprezzo del ridicolo internazionale.
Se ne sentiva proprio il bisogno

mercoledì 3 luglio 2013

E se tornasse davvero?...

Ogni tanto - specie in vacanza - mi lascio convincere dal tamtam pubblicitario dei libri best seller. Questa volta mi sono fatto convincere anche dalle insistenze del solito Barba che è uno che raramente si fa infinocchiare dalle suggestioni mediatiche, vuoi perché scaltro di suo, vuoi perché addetto ai lavori; e così ho scaricato sul mio Kindle "Lui è tornato", di Timur Vermes, edito in Italia da Bompiani, caso editoriale dell'anno.
Il plot narrativo è apparentemente piuttosto semplice, e già esperito da altri narratori (si pensi a Woody Allen con "Il dormiglione").
In sintesi: Hitler non è morto, ma è rimasto come ibernato per una settantina d'anni. Si risveglia improvvisamente, puzza ancora di tutta la benzina che gli hanno versato addosso. Smarrimento: non c'è più Eva, non c'è più il bunker, non ci sono né Bormann né Goebbels, soprattutto non c'è più la "sua" Berlino.
Che fare?
Non si è stati il Fuhrer per nulla, no?
Ecco che il nostro si industria, con sagacia e coerenza, a ricominciare da dove aveva finito, senza deflettere di una virgola dal suo vecchio piano di battaglia, dalle sue idee (antisemitismo in primis) e dalle sue mire espansionistiche, naturale filiazione del pangermanesimo che lo aveva prodotto.
La sua intelligenza e scaltrezza lo portano ad assimilare in fretta le nuove tecnologie: dalla televisione, di cui capisce rapidissimamente le potenzialità comunicative; al computer con tutte le sue declinazioni, da Internet a Youtube e forse anche Facebook.
La sua profondissima conoscenza della psiche della gente lo porta a toccare immediatamente i nervi scoperti dei suoi "nuovi" contemporanei, con un successo inimmaginabile.
La gente come lo prende?
Sul ridere.
Inizialmente Hitler è l'ospite surreale, grottesco e un filo démodé di una trasmissione condotta da un turco: i suoi interventi vengono male interpretati e fanno ridere il distratto pubblico berlinese.
Il successo è travolgente, e stupisce persino l'anziano leader. La gente lo prende in simpatia; e, particolare inquietante, lo prende in simpatia anche il lettore, anche se la questione ebraica è - diciamocelo - un filo scomoda, come gli ricorda la manager della rete televisiva che lo ha assunto.
Sinché...

Ecco, se devo dire la verità all'inizio non m'ha acchiappato e l'ho detto anche al Barba.
Essendo preparato anche dai commenti su Internet a un libro grottesco, l'ho trovato ben poco spassoso su questo specifico fronte, eccetto che in qualche inciso divertente soprattutto all'inizio, quando cioè Adolf si trova a confrontarsi con un mondo che non è più il suo, che non capisce e a cui fa fatica a prendere le misure.
Ma poi il libro cambia marcia.
Hitler è velocissimo nel capire il mondo che lo circonda, a mascherarsi, a sfumare, ad adattarvisi come un camaleonte. 
L'anziano dittatore non cambia di una virgola le sue idee; semplicemente trova il modo giusto di esporle, quello che le renda prima assimilabili, poi ambibili ai suoi nuovi contemporanei.
Terribile è l'episodio in cui riesce a convincere la nonna della sua segretaria. L'anziana signora, ebrea, che da bambina aveva visto la famiglia sterminata in un campo di concentramento, accetta non solo di confrontarsi con chi le aveva devastato la vita allora, ma addirittura di farsi convincere a "prestare"a Hitler la nipote per fargli da segretaria. E Hitler non ha nessun dubbio sulle proprie capacità di convincerla...

Ecco, questa è la vera chiave di lettura di un romanzo interessante, ricco di spunti e profondissimo, molto più acuto di quanto lascia intendere la superficie.
Il libro vive di un pessimismo profondo nei confronti dell'umanità, potenzialmente sempre pronta a farsi abbindolare dal nuovo iddio, purché abbia le parole giuste nel momento giusto.
Hitler lo spiega a Vera, la segretaria: "Crede che averi potuto fare tutto quello che ho fatto se non mi avessero creduto?".
Lui si era limitato a "leggere" - con eccezionale sagacia - nei bisogni della gente, soprattutto nell'eterna, immutevole necessità della stessa umanità di trovare un colpevole purchessia di tutto il male che ci circonda.
La gente prima lo aveva preso sul ridere.
Poi lo aveva rispettato.
Poi ci aveva creduto, sino al fanatismo.
Vermes, senza nessun atteggiamento nostalgico, ma con acuto senso dell'osservazione, fa una palingenesi inquietante e si ferma su quello che potrebbe essere nuovo "punto di partenza", che lascia l'amaro in bocca perché non c'è niente di strano o di disumano nella Berlino che circonda questo strano personaggio piombato inaspettato da una Storia che sembrava averlo ormai fagocitato e digerito.
A volte ritornano? Può essere.
Il problema è: riusciremmo oggi a evitare gli errori (e gli orrori) del passato? O corriamo il rischio di essere ancora una volta troppo superficiali?
Ormai è scientificamente appurato: ognuno di noi corre il rischio di dimenticare il proprio figlio in macchina, anche se nessuno pensa che possa mai capitare proprio a lui...
Libro davvero inquietante

sabato 15 giugno 2013

Ciao Darwin

Lo ammetto: trovo piuttosto interessante assistere alla normale evoluzione partitica del Movimento 5 Stelle, il non-partito, lo spazio creativo dei duri e puri, quelli che vimandiamoacasa e sieteputrefatti.
Gli è che il movimento degli onestuomini ha toccato con mano due realtà cui, probabilmente, non erano proprio del tutto preparati:

  • i parlamentari percepiscono uno stipendio interessante
  • i soldi non fanno schifo
A ciò si aggiunga la considerazione che Grillo è un simpatico mattacchione con la mania di mandare tutti a fare in culo, ma questo non è un atteggiamento produttivo quando si deve passare dalla demolizione alla costruzione; e che detto atteggiamento costruttivo sarebbe invece richiesto a chi è stato eletto quale rappresentante in un Parlamento dove, sinora, i cinquestelle non si sono segnalati per particolari iniziative.

La gente - curiosamente - se n'è accorta.
Nelle ultime due tornate elettorali, infatti, ha già ridimensionato i margini della gioiosa macchina da guerra grillina. Ma questo ha portato anche i parlamentari e chiedersi se sia produttivo continuare a insultare le istituzioni di cui ormai sono parte (retribuita) anch'essi, generando così derive critiche che sono già state pesantemente sanzionate dal lider maximo; o, in alternativa, collocarsi nel solito gruppo misto, ricettacolo di tutti coloro che hanno usato una lista come cavallo di troia per arrivare in Parlamento, per poi mandare allegramente a quel paese gli elettori creduloni.
Ma, nonostante gli strali di Grillo, la diaspora continua; ed ecco che oggi si parla di "scissione", che dovrebbe permettere di selezionare - fra quelli che già sono puri, incorrotti, leali e onesti - quelli ancora "più", il meglio del meglio: altissimi, purissimi e levissimi, la nuova generazione su cui costruire un'Italia migliore, più bella e più splendente che pria.
Doveva essere il partito dei migliori; e sembra di essere tornati a De Michelis e Cetto Laqualunque.

Ci sarebbe veramente da riflettere, e chiedersi - non senza un pizzico di sgomento - se questo disastro (peraltro annunciato) sia dovuto al dilettantismo con cui quattro squinternati senza arte né parte guidati da un arruffapopoli che, in confronto, Cola di Rienzo sembra Talleyrand, hanno affrontato l'impegno cui sono stati chiamati da un voto talmente corposo da avere pochi paragoni recenti; oppure se il tutto è riferibile al satrapo genovese che non trova nulla di meglio che seppellire il dissenso interno nell'epurazione.
Ma, in realtà, più che a Kim-Jong Grill credo che la débacle a cinque stelle sia dovuta a quello che dicevo all'inizio, e cioè la constatazione che fare il parlamentare non sarà il miglior sistema per fare soldi, ma è pur sempre meglio che andare a lavorare.
E' la più classica manifestazione della teoria dell'evoluzione darwiniana: alla fine, solo chi si adatta all'ambiente sopravvive

venerdì 26 aprile 2013

Bufale, gatti e altre bestia(te)

Un argomento che mi irrita profondamente, particolarmente in questo periodo, è l'utilizzo sui social forum di immagini di bambini disabili, Down, feriti o maltrattati, oppure immagini di animali maltrattati con punte particolarmente splatter come quella che ho visto qualche sera fa, rappresentante un gruppo di ragazzi che potrebbero passare tranquillamente per appartenenti a un circolo satanico, che reggevano un gatto decapitato. 
L'immagine è chiaramente un fotomontaggio, non diverso da quelli che circolavano un po' di anni fa dei bonsaikitten, i gattini cresciuti - anzi, costruiti come un veliero - all'interno di una bottiglia, con tanto di cateteri per nutrirli e per raccoglierne le deiezioni; si trattava chiaramente di un fake ma, mentre quelle foto servivano per "saggiare" le reazioni della gente, queste immagini hanno solo lo scopo di incrementare i "like" correlati.
Un altro ambito molto frequentato è quello esemplificato dall'immagine alla vostra destra: in sostanza, si usano foto di bambini ammalati o traumatizzati, che potrebbero guarire con cure costosissime di cui si farebbe carico Facebook a condizione che milioni di persone condividano l'appello. A parte il fatto che Facebook ha già smentito più volte la cosa, basterebbe riflettere sul seguente aspetto: se nessuno condivide, Facebook lascia morire un bambino ammalato? Vi sembra possibile?

Non so, non mi è chiara la ragione per cui ci siano persone che inseguono questo obiettivo: potrebbe essere uno scopo monetario, ma la Rete su questo specifico aspetto non è molto esplicativa. Rimane invece l'interessante reazione delle persone in cerca di una sorta di autoassoluzione dalle proprie cattiverie quotidiane, ottenuta - quasi in guisa di sanatoria, oppure di condono globale - schiacciando semplicemente il piccolo pulsante "like" sulla pagina di Facebook. Ci sono un sacco di svenevoli fanciulle che si commuovono fino alle lacrime guardando la foto di uno dei tanti bambini Down che compaiono sul social forum più popolare, che si sdilinquiscono con frasi talmente sceme da essere bandite anche su "Ragazza moderna"; oppure maschioni muscolari e ipertrofici che si scatenano in minacce omicide sfidando i "mostri" che si fanno fotografare mentre aggrediscono un animale inerme.
Si tratta di derive fondamentalmente infantili, anche se animate dagli istinti migliori; perché chi mette queste
foto fa leva preventivamente sulla buona fede e sul naturale istinto dell'essere umano a cercare di sentirsi, se non buono, almeno migliore di quello che è.
Il limite di un'operazione di questo genere, oltre che la sua intrinseca falsità e la ricerca di un effimero successo pubblico (quello garantito dal numero di "like"), è l'atteggiamento farisaico di chi cerca sempre di porsi in una posizione di supremazia morale rispetto a chi invece cerca di dire le cose esattamente come stanno; arrivando anche a situazioni paradossali. 
In una sequela di commenti alla foto di una bimba Down, ce n'era anche uno di una donna che raccontava la propria storia di sorella di una ragazza con la stessa disabilità, e che ricordava agli altri lettori enormi difficoltà nella gestione quotidiana di un handicap (a tale proposito, consiglio a tutti la lettura del libro di Gianluca Nicoletti "Una notte ho sognato che mi parlavi", il racconto della propria vicenda di padre di un ragazzo autistico); e siamo arrivati alla situazione paradossale che lei, a contatto quotidiano con un problema così rilevante, lei che lo vive in prima persona, è stata coperta di insulti e tacciata di mancanza di sensibilità!

La vicenda dei gattini in bottiglia risale a oltre dieci anni fa (ecco il link all'articolo del solito, grande Paolo Attivissimo); eravamo ancora agli albori della Rete e già allora c'era chi ne studiava le potenzialità psicopatologiche; oggi, alla luce di quello che vediamo su Facebook, possiamo dire che nulla è cambiato nel modo di sfruttare la Rete per ottenere l'indulgenza plenaria agli occhi del mondo..
In fondo, fare un complimento alla foto di una bambina Down non costa niente e ti fa sentire meglio

sabato 20 aprile 2013

Il muro di Berlino de noantri

Qualunque possa essere oggi la scelta di Giorgio Napolitano, ciò che risulta evidente a chiunque è che chi gli propone di perpetuare per altri sette anni proprio mandato presidenziale, ha tutti gli interessi a mantenere lo status quo, e cioè la spartizione del potere fra le due forze politiche più importanti del nostro paese e che se la sono gestita in modo egemonico negli ultimi vent'anni.
E questa è una truffa commessa in evidente malafede.
Non sono fra quelli che si sentirebbe di propugnare un governo Cinque Stelle, però sto cominciando a valutarne con un certo interesse le ragioni, con particolare riferimento all'importanza di liberarsi una volta per tutte dei cascami di questo vecchio modo di far politica, talmente vecchio da rimandare ai bizantinismi della prima Repubblica che credevamo ormai definitivamente superati.
Nonostante sia lontano anni luce dal suo modo di vedere la vita, credo che Giorgio Napolitano sia fondamentalmente un vecchio galantuomo. Spero vivamente pertanto che scelga di non farsi trascinare in questo obbrobrio, che non risolverebbe assolutamente niente, anche perché il vero problema non è la scelta di un presidente della Repubblica, ma la risoluzione dei problemi interni del PD che, da 54 giorni, si sta costringendo ad assistere alle faide oscene del suo Infinito Congresso.
Perché, sia chiaro, la colpa non è di Grillo, che ha raccolto in modo astuto la protesta di chi non ce la faceva più; o di Berlusconi, che è sceso in campo esattamente la sera in cui si è saputo che il candidato premier sarebbe stato Bersani. No, la colpa è proprio del PD, che ci ha trascinati e che ci tiene con la testa affondata in questa latrina.
Ritengo che non ci troveremmo in questa situazione vomitevole, se dalla dirigenza del PD fosse arrivata, sin dai tempi delle primarie, una chiara indicazione a non votare per Pierluigi Bersani, uomo di D'Alema e della dirigenza più retrograda da di questo partito, superato dai tempi e dalle logiche, espressione ormai non già del vecchio Partito Comunista - e che quindi avrebbe dalla sua almeno un po' di Storia - bensì di uno qualunque di quelle lobby da prima Repubblica che il partito che fu fondato a Livorno nel 1921 da Gramsci e Bordiga tanto osteggiava.
Il disallineamento con la realtà oggettiva, la perdita totale di qualunque connessione con non solo con la propria base ma anche con la gente comune, anche con quelli che non erano gli elettori del vecchio PCI ma che potevano eventualmente e occasionalmente essere recuperati alla Causa, l'incapacità ormai dimostrata di non saper o non poter sostenere una linea politica che sia una, la totale mancanza di autocritica, la presunzione arrogante propria di chi pensa sempre comunque di essere nel giusto hanno portato ormai questa accozzaglia di gente - cui pure io ho dato il voto - a lottare semplicemente per sopravvivere, per mantenere una poltrona, per conservare i privilegi che vengono garantiti dall'essere parte integrante di quella Casta che una volta avrebbero osteggiato.
I continui messaggi a Grillo che lo insulta; le metafore infantili; la mancanza di una linea politica attendibile; l'evidente e tenace arroccarsi su un progetto di poltrona; le infinite consultazioni con enti di nessun interesse; la tenacia metodica con cui ha bruciato prima Marini, e poi Prodi; la mancanza di motivazioni nel rifiuto di Rodotà, che pure è uomo PD; tutto concorre a disegnare un fallimento miserabile, quasi Bersani fosse una specie di Re Mida al contrario, uno che tutto ciò che tocca diventa merda. E' oggettivamente difficile essere così continuativi nelle figuracce, così metodici nell'incapacità.
Bersani ha fallito completamente, ma oltre a lui ha fallito un'intera classe dirigente che si è arroccata sulla propria presunta - e, a conti fatti, inesistente - supremazia intellettuale, come se fosse un valore su cui costruire una società migliore.
Hanno perso completamente di vista il Sol dell'Avvenire, le lotte operaie, gli ideali di giustizia sociale, quel libertè, égalitè e fraternitè di cui si erano sempre proclamati eredi, barattando la loro vocazione alla tutela degli oppressi in cambio di una presunta supremazia intellettuale che si sono arrogati più per mancanza di alternative che per meriti reali.
Hanno fallito su tutti i punti; e sarebbe un errore pensare che la colpa sia solo di Bersani, burattino nelle mani di personaggi molto più scaltri di lui, e sicuramente pronti a saltare sul carro del prossimo vincitore.

Oggi sentito alla televisione due commenti di giornalisti: uno è Alessandro Sallusti, l'altro è Antonio Padellaro. Sallusti si augura che Napolitano accetti la rielezione, patrocinando in tal modo la possibilità che si sviluppi quel governo delle larghe intese che darebbe modo a Berlusconi di poter perpetuare la propria insopportabile presenza alla guida del paese. Mi risulta difficile capire con chi dovrebbe fare questo tipo di intesa, giacché Bersani dovrebbe teoricamente abdicare; ma non è questo il punto.
Invece Padellaro, in modo secondo me molto più corretto, si augura che Napolitano non accetti mai una prospettiva del genere.
Sono ovviamente con Padellaro: non è nemmeno lontanamente pensabile che a quasi due mesi di distanza dalla fine delle elezioni che, volenti o nolenti, a torto o a ragione, hanno di fatto sancito un cambiamento epocale nel nostro paese, siamo ancora qui a menarcela con gli attori della precedente commedia che tanto volevamo finisse.
Per cui diamoci da fare a trovare un Presidente, non obbligatoriamente esponende del PD, condiviso dal tutte le forze politiche in campo, auspicabilmente non ottuagenario, che detti le regole di una linea politica che sia finalmente espressione di quello che è saltato fuori dalle ultime elezioni.
Da vero liberale quale sono, auspico che il PD si trovi un leader che faccia piazza pulita di tutti cascami di una generazione che non ha più nessuna ragione di essere o di dettar regole, che trovi nuovi canali di comunicazione abolendo una volta per tutte una presunta superiorità morale che non esiste e non ha nessuna ragione di essere, che si impegni a collaborare per governare questo porco paese

mercoledì 27 febbraio 2013

Solo snobismo

Oggi Alessandro Milan di Radio24 ha mandato un tweet su Massimo Cacciari. Il grande filosofo ex sindaco di Venezia, una delle teste pensanti più intriganti della Sinistra nostrana, avrebbe fatto il mea culpa, ammettendo di non aver votato Renzi alle primarie PD per "snobismo intellettuale" e di aver "sottovalutato il ritorno di Berlusconi".
Questa folle ammissione è stata salutata dal popolo della sinistra con un'autentica ovazione: vedi l'intellettuale com'è onesto a riconoscere i suoi errori? E' proprio una brava persona.
Io invece mi incazzo terribilmente a pensare che - come Cacciari - un sacco di persone si sono idealmente accodate alla locomotiva di questo curioso treno snob: persone che pensano che Matteo Renzi a 38 anni sia "troppo giovane per fare il Presidente del Consiglio italiano e per parlare con Angela Merkel", senza riflettere che Barack Obama è diventato presidente degli Stati Uniti a 45 anni; e si sono affidate a un omino bolso che non si è mai fatto notare durante la campagna elettorale se non per battutine che Guareschi non avrebbe messo in bocca a Peppone, riuscendo a perdere tutto quello che poteva nel poco tempo a sua disposizione.Non è stato facile dissipare tutto quel vantaggio ma - diamogliene atto - ce l'ha fatta.

Snobismo intellettuale, professor Cacciari?
Ma stiamo scherzando?!
Questo è solo il banale snobismo di chi si ritiene superiore alla media dei suoi consimili. E questo atteggiamento - ben lungi dall'avere un sostegno anche solo lontanamente intellettuale - è frutto solo della spocchia di colui che disprezza chi gli sta intorno; non avendo, peraltro, il coraggio di assumere iniziative di prima persona.
Potessi farlo, vorrei ricordare all'ex sindaco della Serenissima che non si trattava di scegliere il Presidente del Circolo Filatelico di Vergate sul Membro, ma il candidato a diventare il prossimo Presidente del Consiglio, ché tale sembrava essere il profilo dell'Eleggendo alle primarie, prima che l'Eletto dissipasse in modo così indecoroso il vantaggio precedentemente accumulato non per meriti propri, ma per demeriti altrui.
C'è gente che ritiene di poter camminare sempre sull'acqua in nome di un presunto vantaggio intellettuale che garantirebbe da qualunque critica. A mio modesto avviso, non solo non è così, ma sarebbe ora di finirla con questa storia della supremazia culturale: le cazzate vanno sottolineate e criticate duramente senza nessuna pietà, specie se portano danno alla collettività.
Diversamente, lasciamo via libera al delirio che stiamo contemplando in questi giorni.
Ma, per piacere, senza lamentarci e senza far ricorso a queste espressioni farisaiche