Visualizzazione post con etichetta Massimo D'Alema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Massimo D'Alema. Mostra tutti i post

domenica 6 febbraio 2011

Ah, dov'è il perfido!

Questa è la storia di un accentratore pazzesco, un libertino audace che vive solo per soddisfare le sue brame, soprattutto in fatto di donne. Le preferisce giovani, acerbe, da spiumare, ma non disdegna quelle più vecchie per il solo "piacere di porle in lista".
Uno che non disdegna di far fuori quelli che si frappongono fra lui e il conseguimento del suo obbiettivo, e che disdegna la Legge, sia essa umana o Divina poco conta: conta solo lui.
Intorno a lui, una sfilza di persone di nessun talento né spessore, che vivono solo in sua funzione, per lui o contro di lui poco conta: cesseranno di esistere nel momento in cui lui non ci sarà più.
E lui, che continua la sua carriera di libertino, che si beve la vita conscio dell'approssimarsi della fine di essa, riesce ad assumere una dimensione torva e quasi eroica di fronte alla pochezza, alla nullità di coloro che lo circondano, sino al momento in cui il terribile Giudice - il Commendatore - lo trascinerà all'inferno.
Vi sembra qualcosa di già sentito?
Sfido, io: è la trama del Don Giovanni, di Lorenzo Da Ponte e Wolfgang Amadè Mozart.
E poi c'è chi dice che le opere liriche non sono attuali

Massimo D'Alema con i baffetti curati con gli occhiali scuri con il sorrisetto tutto tirato da un lato pronuncia la fatidica sentenza: "Berlusconi se ne deve andare" ma, non diversamente da un qualsiasi Leporello, non sa che altro proporre. 
Anche lui andrà in osteria a cercarsi un padrone migliore; non credo saprebbe fare altro

lunedì 25 gennaio 2010

L'uomo che non deve chiedere mai



C'è un interessante libro di Peter Gomez e Marco Travaglio che si intitola "Se li conosci li eviti". E' pubblicato da Chiarelettere e il sottotitolo dice testualmente: "Raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, fannulloni del nuovo parlamento".
Naturalmente la gran parte della trattazione riguarda personaggi del Centrodestra, ma anche la Sinistra riceve la sua dose di mazzate. Per esempio, alla voce D'Alema Massimo si legge: "Considerato il più intelligente e machiavellico dirigente della sinistra italiana, non ha mai vinto una battaglia politica in vita sua".

Della propria intelligenza - forse considerevole, non so, cito per sentito dire - D'Alema ha sempre menato gran vanto, sino al punto di farne la base per la spocchia che mette sempre in tutti i suoi discorsi.
Nei giorni scorsi il Lider Massimo si è messo di traverso al governatore uscente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per far esprimere alla Sinistra un altro nome, nella fattispecie quello di Francesco Boccia che, grazie alla sponsorizzazione dell'ex presidente del consiglio, è stato sonoramente trombato alle primarie. E adesso ovviamente, vista la mala parata, tutto il PD si schiera compatto accanto al governatore uscente contro il candidato della Destra.

D'Alema non sbaglia mai, ma facciamo finta che - per una volta - sia capitato: dove ha sbagliato?
Nella sua intelligenza, il Divino non ha ancora capito che gli italiani, anche e soprattutto quelli di Sinistra che hanno assaporato il gusto proibito delle primarie, non accettano più i diktat partitici, tanto più se impartiti da uno pseudomoralista che, quando parla, sembra la parodia di un Accademico dei Lincei e che si segnala solo per le sue faccette e i suoi sorrisetti di sufficienza, invece che per i contenuti politici - inesistenti, o tragicamente sbagliati - delle sue allocuzioni. Nella fattispecie, i cittadini pugliesi non hanno capito la logica di preferire a Vendola - che, con tutti i suoi difetti, hanno imparato a stimare - un qualunque notabile di partito che ha il solo pregio di essere gradito all'establishment e funzionale ad alleanze di partito che nessun elettore di Sinistra mostra di apprezzare. Almeno, questo per me è il senso del voto di queste primarie che hanno stabilito l'inutilità dell'apporto di un dirigente che, ad essere generosi, è rimasto indietro politicamente di almeno cinquent'anni.
Il già citato mio ex compagno di Liceo Sandro, brillante blogger amabilmente sinistrorso di "Citarsi indosso", a proposito della mancata candidatura europea di D'Alema, nel suo tradizionale racconto dell'anno precedente, comincia così la voce "Dicembre": "D’Alema non riesce ad essere eletto ministro europeo degli esteri: peccato per il prestigio dell’Italia e perché così sfuma la possibilità di togliercelo dal cazzo per un po’ ".
Una volta di più, sono onorato di dargli ragione

domenica 27 settembre 2009

Annozeru tituli


Sul “Giornale” di oggi il direttore, Vittorio Feltri, prova a lanciare una specie di campagna di disobbedienza civile invitando i lettori a disdire l’abbonamento RAI.
Qual è la ragione? La prima puntata di “Annozero”, la trasmissione del solito Michele Santoro coadiuvato dal solito Marco Travaglio – che pur di apparire in televisione accetta anche di non essere pagato – e dal vignettista satirico Vauro, che avrebbe iniziato in grande stile con le solite puttanate. Uso il condizionale perché non ho visto la trasmissione quindi mi baso solo su quello che leggo sui giornali che consulto su Internet (varie testate dell’una e dell’altra sponda per par condicio), e il termine “puttanate” perché il simpaticissimo conduttore – noto per l’equilibrio con cui propone le sue opinioni e per la correttezza con cui gestisce il contraddittorio – avrebbe invitato e affidato alle cure del parimenti equilibrato Travaglio l’escort Patrizia D’Addario, nota per le orge con il Cavaliere di Hardcore e i suoi ospiti.
Pur condividendo in astratto il pensiero di Feltri che, dalla Televisione di Stato, si aspetta giustamente trasmissioni di ben altro profilo culturale che non – oltre al già citato “Annozero” – “Ballarò”, “Porta a porta”, “X-factor” e “L’isola dei famosi” (tanto per rimanere nello stesso ambito culturale), io penso che abbia torto.
Innanzitutto non si può stimolare la gente a non pagare le tasse – tale è l’abbonamento, anche se chiamarlo così fa fine e non impegna – perché come diceva l’indimenticato Tomaso Padoa Schioppa, ministro delle Finanze dell’ultimo governo Prodi, “pagare le tasse è bello”.
In secondo luogo, l’esistenza di un meraviglioso strumento noto ai più come “telecomando” permette a chiunque non solo di scegliersi il programma preferito, ma anche di scartare di default quei canali che non offrono una programmazione adeguata. Io, per esempio, sapendo di principio che su TeleKabul non troverò mai pane per i miei denti, scarto aprioristicamente RaiTre dai miei palinsesti. A prescindere da ciò, è veramente raro che orienti le mie preferenze sulle reti nazionali Rai, i cui programmi sono di una povertà di contenuti francamente imbarazzante.
Terzo, Berlusconi deve smetterla di preoccuparsi di quello che viene detto contro di lui. L’opposizione ha il diritto di ritagliarsi gli spazi da cui cantare: è il suo compito e, se non lo facesse, sarebbe inaccettabile, innanzitutto agli occhi dei suoi elettori. Ragione per cui, questo continuo tuonare contro i “farabutti”, per di più amplificato dal “Giornale” del partito, non fa altro che ritorcerglisi contro dimostrando al mondo che lui non è diverso da quel D’Alema che fece licenziare Forattini da “Repubblica”.
Infine, la presenza di due trasmissioni come “Annozero” su RaiDue e “Ballarò” su RaiTre taglia la testa al toro sulla cosiddetta “questione bulgara”: semplicemente non esiste. Provate a vedere se in Venezuela, per esempio, l’opposizione ha la possibilità di inscenare contro Chavez teatrini come quelli di Santoro e Travaglio.
Per tutti questi motivi, se potessi farlo, suggerirei al partito di maggioranza di accettare serenamente le campagne mediatiche scatenate dalle trasmissioni della Rai: in uno Stato di diritto chiunque ha diritto di esprimere il proprio dissenso nel modo che ritiene più opportuno, e il fatto che il suo parere venga ospitato sulle reti della televisione di Stato è la miglior dimostrazione che non è vero che Berlusconi mette il naso dappertutto e che ci sono isole di felicità ove il dissenso ha una sua casa.
Santoro, Floris e Travaglio hanno tutto il diritto di fare fronda, così come l’utente ha tutto il diritto di scegliere se vederli oppure no. Non c’è nemmeno bisogno di farsi mettere i sigilli al televisore, come suggerito da Feltri e Belpietro: basta non guardarli e ci penserà l’Auditel a decretare con lo share se le trasmissioni hanno successo oppure no. In fin dei conti, penso che i suddetti personaggi abbiano anche troppo la puzzetta sotto il naso per accettare di vedersela con questi banali strumenti di rilevazione, come se fossero Maria De Filippi con la nuova edizione di “Amici” o Simona Ventura a “X-Factor”. Gli è che il loro ruolo di fustigatori di costumi, di cui essi si sentono investiti quasi per missione divina, si presterebbe meglio alla elitaria carta stampata, piuttosto che a quella televisione che appare troppo volubile e attualmente votata ai casi quasi umani da reality o talent show. Ben l’ha capito, infatti, quello complessivamente più furbo della compagnia, e cioè Marco Travaglio, che non a caso esce anche con almeno quattro libri all’anno, tutti riempiti con le stesse cose ma si sa: repetita juvant, no?

domenica 2 agosto 2009

In teoria e in pratica

In Italia c'e' un nutrito e rispettabilissimo gruppo di persone che si preoccupa della possibile deriva antidemocratica del berlusconismo. Tale preoccupazione nasce dalla constatazione della presunta totale mancanza di sense of humour di una classe politica come quella attualmente dominante che rifiuterebbe l'ironia - vuoi mettere invece il tollerante, raffinato e simpaticissimo D'Alema? - della satira politica; e dalla mancanza di un'opposizione sempre più al margine della scena politica. Dico francamente che entrambe le posizioni mi sembrano pretestuose: Travaglio, Gomez, Barbacetto e compagnia cantante escono con almeno 4 libri all'anno (l'ultimo in ordine di tempo - "Papi" - ci narra delle mirabolanti imprese porno del piccolo grande Puttaniere di Arcore e delle sue ninfette; roba che in confronto Rocco Siffredi e' un brufoloso onanista), tutti pubblicati senza censure di regime e abbondantemente venduti (posso confermare: li leggo anch'io); i suddetti, ben documentati sulle chiappe di Noemi, sono invece misteriosamente a corto di informazioni su altri problemi magari politicamente un po' più spessi come, per esempio, le indagini sulle connivenze della giunta regionale pugliese del compagno Vendola con la Sacra Corona Unita ma, anche in questo caso, nessuno trova alcunchè da ridire. Quanto invece all'inconsistenza di un partito di opposizione ridicolo, be', questo problema davvero non puo' essere addebitato a Papi. E di problema si tratta veramente, perchè non giova a nessuno, né a destra né a sinistra, un'opposizione indecente che sviluppa al suo interno come unico dibattito interessante e meritevole di sviluppi mediatici, se accettare o no la candidatura alla segreteria di un ex comico famoso per mandare a fare in culo quella classe politica in cui ambirebbe disperatamente entrare.
Perchè questo preambolo?
Perchè - come ben sanno le centinaia di migliaia di lettori di questo blog - il vero liberal, di destra o di sinistra poco conta, è profondamente convinto del fatto che non ci sia democrazia senza equilibrio fra maggioranza ed opposizione. Ma non la pensano tutti così nel mondo, come ci informa il Corriere della Sera di oggi, giornale che scelgo appositamente per la sua equanimità.

A fronte di queste preoccupazioni nostrane, infatti, in Venezuela stanno vivendo probemi attuali e di altra portata metafisica, la cui doverosa conoscenza ridimensiona un po' le angosce di Travaglio e Vauro circa il rischio ipotetico di deriva autoritaria di casa nostra.
Costaggiù, infatti, il Presidente della Repubblica (?), un paciarottone rubicondo di nome Hugo Chàvez, comunista dichiarato e amico di Fidel Castro, ha chiuso con un editto 34 (leggansi: trentaquattro) radio private sospettate di essere schierate con quello che rimane di un'opposizione sempre più chiusa in un angolo. Non solo: il suddetto sta promulgando una legge contro i cosiddetti crimini mediatici. In pratica, e sempre citando il Corriere, il carcere aspetta chiunque attraverso qualunque mezzo mediatico disturbi la quiete del Paese o comprometta gli interessi dello Stato, nell'interesse della sanità mentale dei cittadini: col che si possono aprire le porte anche dei manicomi di Stato che ai regimi totalitari in genere, e a quelli comunisti in particolare, sono sempre piaciuti.
Siamo alle solite, a quanto pare: di fronte ai presunti e giustamente temuti fascismi di ritorno, ci sono i comunismi che non sono mai andati in pensione, quelli delle censure alla libertà d'espressione, del carcere a chi dissente e, ovviamente, dei manicomi criminali di buona memoria.
Possiamo quindi dare ai nostri lettori alcune sicurezze: Chàvez esiste, si comporta come descritto dal Corriere (non quindi dal fascista Feltri a cavallo fra Libero e Giornale) e come ha imparato dal suo maestro cubano. Il suo Venezuela ormai è sempre più uno di quegli Stati comunisti che esistono, riducono in miseria la popolazione, sopprimono la libertà e ammazzano o internano (il che, ai fini pratici, è la stessa cosa) gli oppositori.
Di queste situazioni, gli alfieri della Libertà di casa nostra non parlano, convinti come sono che l'unica anomalia esistente al mondo sia Berlusconi e il suo parterre di zoccole e non, putacaso, un partito d'opposizione inesistente per dinamiche interne.
In Venezuela - stato comunista, lo ribadiamo per chi non avesse colto il concetto - l'inesistenza succede invece per editto presidenziale

giovedì 4 giugno 2009

Viale del tramonto


Spiace doverlo dire, ma in questa campagna elettorale così miserabile, montata com'è su natiche di fanciulle "Barely legal", sulle erezioni degli ospiti di Villa Certosa immortalate dai paparazzi e sui gorgheggi di Mariano Apicella, trasportato dagli aerei presidenziali, nonostante tutto chi ci fa la figura più patetica è il solito Franceschini. Il quale - poveretto - ad onor del vero, ha fatto quello che ha potuto con le poche carte che aveva in mano. Non ha mai avuto nessuna idea sua, non poteva iniziare adesso; quindi ha ammiccato, ha fatto qualche risatina sprezzante, è andato in metropolitana e sui tram a sentire la gente (uno dei suoi predecessori andava in bicicletta e in pullman) e si è accocolato sull'antiberlusconismo come ci si siede sul cesso: un compito sgradevole ma inevitabile. Non ha fatto altro che accodarsi al carrozzone di quel Barnum che i suoi fondatori hanno voluto chiamare Partito Democratico, portando in dote la stessa puzzetta sotto il naso che aveva - prima di lui - il buon vecchio Romano Prodi, rispetto al quale riesce ad essere anche meno scaltro, mancandogli quel senso da "scarpe grosse e cervello fino" che aveva il pretone di Scandiano.
Gli concedo l'attenuante di essere salito in corsa a raccogliere i cocci di una disfatta umiliante e che non è completamente colpa sua. Gli concedo anche l'attenuante di essere un democristiano che cerca di governare gli eredi del fu PCI, che - su istigazione del loro vero capo, Massimo D'Alema - ancora ritengono di essere i Grandi Predestinati ad una Missione Superiore, e che invece hanno preso una serie di scarpate sul grugno da un brianzolo che ha fatto il grano con televisioni private ed altri affari quanto meno poco chiari (ad essere eufemistici) sui quali, nonostante vari tentativi, non sono riusciti ad inchiodarlo seriamente.
Quello che non gli passo, ovviamente, è di essersi accomodato (è il verbo adatto: Franceschini non si scomoda mai) sul cesso di cui parlavo poco sopra - quello dell'antiberlusconismo fine a se stesso - portando seco a scopo autoerotico le foto di Berlusconi alla festa di compleanno di una lolita diciottenne e chiedendo al premier di "riferirne in Parlamento", pensando così di inchiodarlo alle proprie presunte responsabilità.
Ora non vorrei sembrare particolarmente irrispettoso nei confronti del segretario PD, ma prima che ci si mettesse lui, col suo sorrisino da primo della classe, a cercare di appiccicare al muro Berlusconi ci si erano provati personaggi di ben altro spessore inquisitorio come - per esempio - Di Pietro versione magistrato, che ai tempi si accompagnava a calibri di tutto rispetto come Francesco Saverio Borrelli e Gherardo Colombo, dimostrando al mondo - coi loro risultati inesistenti - che non era quella la strada per fermare il piccolo manager brianzolo.
Sempre lì si torna: l'antiberlusconismo come unico valore di una Sinistra totalmente priva di idee, che ha rinnegato i propri ideali di una volta ma non li ha saputi sostituire; che non sa più cosa farsene di quella classe operaia che una volta era il suo zoccolo duro e cerca di sostituirla con gli immigrati che, peraltro, non li capiscono; che non ha più cose di sinistra da dire, tutta presa com'è a cercare di polverizzare Berlusconi. Ho diversi amici di sinistra che esauriscono il loro "esserci" in questa mission: è l'unico appello cui rispondono "Presente!", senza rendersi conto che solo con una Sinistra forte, aperta, creativa, riformista si ripropone quella democrazia dell'alternanza che è alla base di uno Stato libero.
Domani si vota. Il PD non avrà il mio voto (nemmeno il PDL, però), ma nonostante tutto, auguro a questi quattro guitti squinternati di portare a casa un risultato onorevole, perché farebbe bene a quella democrazia dell'alternanza che sempre nel cuor mi sta. E dopo, di liberarsi dei cessi che arredano i loro uffici e di sostituirli con delle pratiche turche: si puliscono rapidamente e, soprattutto, non fanno venire la tentazione di sedercisi sopra