Visualizzazione post con etichetta Gianluca Nicoletti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gianluca Nicoletti. Mostra tutti i post

venerdì 26 aprile 2013

Bufale, gatti e altre bestia(te)

Un argomento che mi irrita profondamente, particolarmente in questo periodo, è l'utilizzo sui social forum di immagini di bambini disabili, Down, feriti o maltrattati, oppure immagini di animali maltrattati con punte particolarmente splatter come quella che ho visto qualche sera fa, rappresentante un gruppo di ragazzi che potrebbero passare tranquillamente per appartenenti a un circolo satanico, che reggevano un gatto decapitato. 
L'immagine è chiaramente un fotomontaggio, non diverso da quelli che circolavano un po' di anni fa dei bonsaikitten, i gattini cresciuti - anzi, costruiti come un veliero - all'interno di una bottiglia, con tanto di cateteri per nutrirli e per raccoglierne le deiezioni; si trattava chiaramente di un fake ma, mentre quelle foto servivano per "saggiare" le reazioni della gente, queste immagini hanno solo lo scopo di incrementare i "like" correlati.
Un altro ambito molto frequentato è quello esemplificato dall'immagine alla vostra destra: in sostanza, si usano foto di bambini ammalati o traumatizzati, che potrebbero guarire con cure costosissime di cui si farebbe carico Facebook a condizione che milioni di persone condividano l'appello. A parte il fatto che Facebook ha già smentito più volte la cosa, basterebbe riflettere sul seguente aspetto: se nessuno condivide, Facebook lascia morire un bambino ammalato? Vi sembra possibile?

Non so, non mi è chiara la ragione per cui ci siano persone che inseguono questo obiettivo: potrebbe essere uno scopo monetario, ma la Rete su questo specifico aspetto non è molto esplicativa. Rimane invece l'interessante reazione delle persone in cerca di una sorta di autoassoluzione dalle proprie cattiverie quotidiane, ottenuta - quasi in guisa di sanatoria, oppure di condono globale - schiacciando semplicemente il piccolo pulsante "like" sulla pagina di Facebook. Ci sono un sacco di svenevoli fanciulle che si commuovono fino alle lacrime guardando la foto di uno dei tanti bambini Down che compaiono sul social forum più popolare, che si sdilinquiscono con frasi talmente sceme da essere bandite anche su "Ragazza moderna"; oppure maschioni muscolari e ipertrofici che si scatenano in minacce omicide sfidando i "mostri" che si fanno fotografare mentre aggrediscono un animale inerme.
Si tratta di derive fondamentalmente infantili, anche se animate dagli istinti migliori; perché chi mette queste
foto fa leva preventivamente sulla buona fede e sul naturale istinto dell'essere umano a cercare di sentirsi, se non buono, almeno migliore di quello che è.
Il limite di un'operazione di questo genere, oltre che la sua intrinseca falsità e la ricerca di un effimero successo pubblico (quello garantito dal numero di "like"), è l'atteggiamento farisaico di chi cerca sempre di porsi in una posizione di supremazia morale rispetto a chi invece cerca di dire le cose esattamente come stanno; arrivando anche a situazioni paradossali. 
In una sequela di commenti alla foto di una bimba Down, ce n'era anche uno di una donna che raccontava la propria storia di sorella di una ragazza con la stessa disabilità, e che ricordava agli altri lettori enormi difficoltà nella gestione quotidiana di un handicap (a tale proposito, consiglio a tutti la lettura del libro di Gianluca Nicoletti "Una notte ho sognato che mi parlavi", il racconto della propria vicenda di padre di un ragazzo autistico); e siamo arrivati alla situazione paradossale che lei, a contatto quotidiano con un problema così rilevante, lei che lo vive in prima persona, è stata coperta di insulti e tacciata di mancanza di sensibilità!

La vicenda dei gattini in bottiglia risale a oltre dieci anni fa (ecco il link all'articolo del solito, grande Paolo Attivissimo); eravamo ancora agli albori della Rete e già allora c'era chi ne studiava le potenzialità psicopatologiche; oggi, alla luce di quello che vediamo su Facebook, possiamo dire che nulla è cambiato nel modo di sfruttare la Rete per ottenere l'indulgenza plenaria agli occhi del mondo..
In fondo, fare un complimento alla foto di una bambina Down non costa niente e ti fa sentire meglio

domenica 4 aprile 2010

Freaks


Preso come sono dalla necessità di raccontare altre storie come quelle che avete letto di recente, non ho fatto intempo a parlare di un argomento che mi riporta al primo motivo per cui ho aperto questo blog, e cioè raccontare le occasioni in cui l'essere umano dà il peggio di sé. Questa volta l'occasione mi è fornita dalla trasmissione “Lo show dei records” - o qualcosa del genere – in cui esseri umani che per lo più si collocano nella categoria dei “casi quasi umani” (il conio dell'espressione, come ricorderete, è di Gianluca Nicoletti) si espongono all'incanto collettivo o al pubblico ludibrio: tanto, come sappiamo, il territorio di confine fra i due aspetti è molto limitato.

Quest'anno è cambiata la conduttrice: siamo passati dalla burrosa e smancerosa Barbara D'Urso, alla più atletica Paola Perego la quale, logicamente, ha voluto segnare il proprio passaggio con qualcosa che lo rendesse immediatamente identificabile. Quale migliore occasione poteva esserci che la necessità di sostituire Ping Ping, noto come l'uomo più piccolo del mondo e precocemente deceduto (a soli 21 anni) proprio alla vigilia della registrazione della trasmissione? E infatti, come in ogni circo che si rispetti, l'uomo più piccolo del mondo è stato sostituito non da uno, ma da ben due altri piccoletti: una ragazza indiana, presentata in mezzo ad una parata di bambole di lei appena più grandi; e un altro adolescente forse nepalese – non ricordo con esattezza, poco conta – anche lui trattato come la ragazza e come già Ping Ping come un bambolotto o come un mostro da baraccone, come succedeva nei serragli del XIX secolo in cui il banditore armato di frusta chiamava la gente incuriosita ed impaurita al grido di “Venghino siore e siori!”.

C'erano tutti nel serraglio, non ne mancava nessuno: l'uomo più forte del mondo, la donna barbuta, la donna cannone, l'uomo più piccolo del mondo, il contorsionista: tutta una parata di infelici, immortalati prima dal celebre “Freaks” di Tod Browning e poi, con molta più tenerezza, da “La donna cannone”, di Francesco De Gregori.

È buffo considerare che da allora siano passati oltre cento anni, un secolo in cui è successo di tutto – dal Titanic alla missione nello spazio, dalla televisione alla globalizzazione, dalla macchina a vapore allo Shuttle – e l'uomo è ancora fermo al primitivo stupore e forse al terrore di fronte alla deformità, alla corruzione del corpo del proprio simile che viene discriminato, maltrattato, esposto al pubblico incanto o ludibrio, in fondo non c'è molta differenza. E se Barbara D'Urso trattava come un mentecatto un ragazzo di vent'anni con le proprie ovvie pulsioni (non a caso era attratto come una falena dalle prosperose tette della conduttrice), non diversamente Paola Perego veste e tratta come una pigotta una povera ragazza indiana dai lineamenti delicati e dal destino tragicamente segnato, come tutti coloro che sono affetti dallo stesso problema. E in ciò, in quest'atteggiamento da tenutario di un caravanserraglio dell'Ottocento, c'è la risposta ad un'esigenza fondamentale dell'essere umano, quella di provare orrore di fronte ai diversi. Perché in questo ribrezzo c'è, implicito ma ovvio, l'orgoglio anche del più sfortunato e malmesso di noi di essere comunque migliore di fronte a questi campionari di un'umanità non riuscita.

Discriminazione?

O – ben più inquietante – naturale pulsione dell'essere umano?

Non voglio a tutti i costi fornire una chiave di lettura, perché temo che mi porterebbe ad una pericolosa comprensione di momenti nerissimi della storia dell'umanità e preferisco quindi passare oltre.

Buona Pasqua a tutti

sabato 4 aprile 2009

Uomini e donne


Tranquilli, per una volta non voglio parlare di Maria De Filippi.
Da qualche tempo ho scoperto con gioia di avere la sorella che mancava nella mia vita: è Chiara, con cui mi dilettavo ieri in sala operatoria. Per chi non la conoscesse, è una persona piacevole di amena conversazione.
Chiacchierando del più e del meno - con il valido contributo di Marina al tavolo ferri - la mia sorellina, dopo aver manifestato l'idea di capirsi meglio con le donne, si chiedeva cosa mai cerchino gli uomini in una donna.
Le ho dato la risposta più prevedibile - la stessa che in fondo si aspettava anche lei (Chiara ha un'intelligenza fuori dal comune) - che è anche quella stampata su una simpaticissima t-shirt che avevo comperato qualche anno fa:

Come far felice un uomo?
  1. dargliela
  2. non rompere i coglioni
La mia risposta non l'ha soddisfatta più che tanto, ma se ne farà una ragione perché è intelligente e perché sa che, dopotutto, ho ragione io. Non arriverò a giustificare l'ascoltatrice di Melog su Radio24 che, ad un esterrefatto Gianluca Nicoletti, sosteneva come trent'anni fa che gli uomini pensano solo al sesso e le donne solo al sentimento; solite robe femministe, certo, ma qualcosa di vero c'è.
Ma ora basta con i luoghi comuni! In fin dei conti, uomini e donne sono uguali se consideriamo che nell'immortale "Amici miei" - vero punto di riferimento per quelli della mia generazione - l'architetto Rambaldo Melandri, magistralmente interpretato da Gastone Moschin, felice di stare con gli amici di tutta la vita, auspicava un mondo sentimentale senza le complicazioni generate dal gentil sesso, esprimendo delicatamente il pensiero con parole sue ("Ma non si potrebbe essere tutti quanti finocchi?")

lunedì 23 febbraio 2009

Casi quasi umani


Vengo a sapere che oggi un concorrente del Grande Fratello (non chiedetemi quale: focalizzo - per ovvi motivi - solo la tettona di cui peraltro ignoro il nome) è stato buttato fuori dalla trasmissione per essersi esposto nudo alle telecamere.
Devo dire di non essere particolarmente scandalizzato: la trasmissione non è più unica nel suo genere, essendo stata affiancata da decine di altri spettacoli (?) analoghi, anche della TV di Stato, quella cioè per cui paghiamo il canone; e a certe nefandezze ormai dovremmo esserci abituati. Ciò che invece mi lascia ancora di stucco è il ricorso sistematico a questi mezzucci pur di apparire; di fare, cioè, la figura di quello che Gianluca Nicoletti chiamava i "casi quasi umani", vale a dire una variante peggiorativa dei "casi umani" che comparivano in altre trasmissioni. L'ho già narrato sul mio sito, ma ricordo che in una selezione di partecipanti al GF si presentò un ragazzo che alla fatidica domanda: "Perché dovremmo prendere te?" rispose: "Perché so scoreggiare meglio di Fedro", alludendo al personaggio che più aveva caratterizzato la trasmissione dell'anno precedente; le cronache non tramandano se abbia anche dato prova del proprio talento alla commissione di selezione.
Eppure c'è qualcosa di laido in questo modo di apparire, di tentare disperatamente la carta di una segnalazione purchessia, anche solo per apparire più laidi di quanto già si sia, alla ricerca di una visibilità che potrà portare l'esponente (nel senso di "colui che espone") su un qualsiasi palcoscenico televisivo, magari in guisa di tronista, tanto i caratteri sessuali primari sono già stati esposti, quindi si è già a metà dell'opera.
A Sanremo hanno cantato, poco o male a questo punto non ha importanza; sul reality, l'umanità è ad uno stadio ancora più primordiale ed è forse questo aspetto che affascina ancora gli spettatori