mercoledì 24 agosto 2011

Taccagni liguri (e non solo...)

Questa mattina, al supermercato di Celle, il conto della spesa è di euro 9.24. Mollo il deca e poi frugo nella monetaglia, in cerca di quei centesimi che - in tutta Europa - servono solo qui, unicamente in questa regione i cui abitanti sono noti (e a ragione, garantisco) per essere veri micragnosi.
Non so chi di voi abbia esperienza di Liguria: per parte mia, io so che quando vengo qui devo riabituarmi a queste monetine del cavolo che, dalle mie parti, non si usano più, visto che i conti vengono limati alla decina superiore o inferiore, a seconda. 
In Liguria invece no, come mi fu fatto notare una volta da un cassiere, il che mi indusse (e mi induce spesso tuttora) a pagare il centesimo con una moneta da un euro, se non addirittura con una banconota, solo per dispetto e per costringere il suddetto cassiere a fare i numeri per darmi il resto. Che poi, ovviamente, gli riconto sotto il naso. 
Ma oggi c'è qualcosa di più. Vado a prendere il Corriere ed ecco in prima pagina un rimando a ben due articoli interni sui centesimi che nessuno vuole (o vorrebbe, a seconda della regione). 
Il tutto nasce dalla giusta polemica del parroco di Atella (Potenza) che avrebbe insistito nel corso dell'omelia sulla taccagneria dei suoi fedeli che mettono le monetine da 1 o 2 centesimi nella buschetta delle offerte. Scopro che, al di là delle consuetudini (il mio panificio da cui mi servo nella città in cui abito non le distribuisce né le accetta più da anni), ci sono alcuni Stati come la Finlandia che le hanno abolite de iure da subito. Mi sembra giusto: pesano, valgono poco, ma soprattutto non possono essere considerate unità di misura di nessun costo della nostra vita. 
Ma ecco che invece tale Gianni Toniolo, nella pagina dei commenti, ricordando nientemeno zio Paperone come esempio di capitalista che ha costruito la sua fortuna dal primo decino (cioè 10 centesimi: per quanto, è già dieci volte di più), dà al parroco di Atella di "poco saggio" e "scortese" per aver rifiutato le monetine di rame. Io credo che questa sia una visione un filo ipocrita. 
Non ci credete? Facciamo due conti: un giornale come quello su cui Toniolo ci ammanisce la sua moralità costa 120 di quelle monetine che lui raccomanda di capitalizzare; un cellulare come quelli che i fedeli di Atella fanno squillare durante la messa costa da 40000 a 70000 (a seconda dei modelli) di quelle monetine; una vacanza alle Maldive, per cui i fedeli del parroco di Atella possono arrivare a fare un mutuo, anche 600000, esclusi gli extra. 
Vogliamo stare sul pratico, sulla vita di tutti i giorni? Per una spesa di base, occorrono 1000 monetine di rame; quante messe ci vogliono per tirarle su? E parliamo solo di cibo, tralasciando il resto... Professor Toniolo, ci stiamo forse prendendo per le terga? O facciamo finta di non sapere che la carità non è mai in cima alla lista delle priorità di nessuno? E che ci ricordiamo dei ramini solo quando andiamo a messa?
Cos'è che ci fa pensare che il nostro prossimo possa costruire una fortuna partendo dalle monetine che noi non utilizziamo e disprezziamo?... 
È vero: tutto il mondo è paese, ma non tutto il mondo è Liguria. 
Fortunatamente

domenica 21 agosto 2011

La Padania fra Vailate e Treviglio


Mi fa un po' specie sentire Bossi che ritira in ballo l'indipendenza della Padania perché "l'Italia va male".
Specie? No, scusate: il termine giusto è "incazzare".
Va bene: l'Umberto, ultimo dei veri comunisti di una volta (cresciuto, lo ricordo, nel gruppo del "manifesto"), tiene al consenso del proprio elettorato che si è sentito tradito dalla Lega proprio sul punto più nevralgico, e cioè l'indipendenza non già della Padania da Roma, ma della frazione di residenza dal comune di pertinenza.
Un esempio? Tanti anni fa, uscendo a cena con l'allora mia fidanzata Cristina siamo andati alla famosa Pizzeria Bar Sport di Vailate. Provincia di Cremona. L'errore tattico fu andarci con una macchina bianca targata Bergamo (comprata usata a Treviglio, peraltro al confine con Vailate). Risultato? Esco dalla pizzeria e trovo la scritta "Pirla" a caratteri cubitali in vernice spray nera sul cofano bianco della mia Citroen BX.
Siamo d'accordo: questa è una nobile guerra di province, ma queste province appartengono tutte alla grande e nobile nazione padana.
Questa è la Padania che Bossi vorrebbe unire; e questo, se vogliamo, sarebbe anche l'aspetto folkloristico della vicenda.
Ma ce n'è qualcun altro più serio:
Bossi parla da leader (bollito) di un partito di governo. Non solo: è ministro delle riforme istituzionali di tale governo, come Calderoli lo è della semplificazione, anche se non mi vengono in mente riforme istituzionali a firma Bossi né semplificazioni a firma Calderoli; quelle dell'abolizione dei comuni piccoli e delle province sarebbe la prima, e infatti non l'hanno scelta loro e non sanno come venderla ai loro elettori. Ora, se con le parole sconfessi davanti ai tuoi elettori quello che, coi fatti, hai ratificato al Consiglio dei Ministri, o sei ottenebrato o sei in malafede.
In entrambi i casi, non sarebbe male se te ne andassi a casa. E così:
  1. potresti parlare al tuo popolo in delirio da leader politico, e non da ministro dello stato che vorresti abbandonare; non, cioè, come pietanza di quel piatto in cui sputi
  2. ci libereresti dallo sgradevole onere di pagarti lo stipendio per qualcosa che non fai
  3. potresti finalmente provare a rendere indipendente la Padania; e, se ce la fai, a unificarla
E qui saranno i veri cazzi: chi farà marciare uniti sotto il sole delle Alpi i cittadini di Treviglio con quelli di Vailate? Bergamaschi e cremonesi o (Dio non voglia) bresciani?...
Se ci riuscirà, mi aspetto il risarcimento per la mia vecchia BX bianca

domenica 14 agosto 2011

Il vento caldo dell'estate

Giorno di bucato, oggi, a Celle Ligure.
Ammiro i boxer del mio pigiama stesi ad asciugare e rimango colpito da un pensiero che mi affretto a partecipare alla consorte.
Strano destino, quello delle mutande: sono l'indumento più nascosto fra quelli con cui ci copriamo; eppure sono sempre bersagliate da due tipi di vento: quello esterno, come quando vengono stese; quello interno, durante i momenti di maggior relax.
L'uno - il primo - asciuga; l'altro può inumidire.
L'uno è profumato, ma può far ammalare (poni caso che te lo prendi addosso quando sei un po' indisposto); l'altro è sempre segno di benessere, e non occorre citare il vecchio adagio popolare che tutti conosciamo bene.
L'uno ha ispirato poeti e musicisti; l'altro ispira solo frasi non particolarmente eleganti da parte delle consorti che vi vengano inavvertitamente a contatto ("Ma che cazzo avevi stanotte? Hai russato e scoreggiato come un maiale!").
Il primo, in definitiva, emenda i supposti danni del secondo. Ma entrambi - e questo è singolare, e mi colpisce - gonfiano l'indumento più nascosto che abbiamo.

Non so a voi, ma a me sembra un'osservazione di tutto rispetto da fare nel disimpegno di una vacanza.
Ma allora, mi (e vi) chiedo, che bisogno c'era di guardarmi disgustata e mandarmi a cagare?

sabato 30 luglio 2011

Alte aspettative

Uno dei portati inevitabili dell'essere da solo a casa è il frequentare più spesso lo schermo televisivo. Il quale schermo, ogni tanto, porta allo spettatore qualche chicca che va oltre a Qui Studio a Voi Stadio Speciale Calciomercato (contenitore televisivo serale per paterfamilias tifoso). 
Ed ecco quindi accendersi la pubblicità di un sito per cuori solitari che mi ha colpito particolarmente. Intendiamoci: non che sia una novità, la Rete è piena di questi servizi; ma questo va dritto allo scopo perché punta alto, lusingando il potenziale cliente e togliendogli dalla testa l'idea che sia uno sfigato.
Lo slogan, infatti, recita: "Per single con alte aspettative"; e questa è la parte che mi ha colpito maggiormente.

Se si fa su Google una ricerca per "agenzia matrimoniale" vengono fuori un sacco di siti, la maggior parte dei quali propongono ragazze dell'Est europeo, spesso organizzate in cataloghi divisi per età o caratteristiche fisiche. Ti piace nera con grosse tette, non fumatrice e del segno dei Gemelli? La vuoi rossa e dall'aria un po' zoccola? Oppure la preferisci bionda, sui 25 anni, con occhi azzurri ma che non sia alta più di 1.56? Cerca nel catalogo e la trovi; e, se non la trovi, te la assemblano secondo le tue esigenze. Con poche lire puoi andare in loco a conoscerla e poi chissà, da cosa nasce cosa...
Però siamo onesti: nell'accezione comune, chiunque vada a vedere queste vetrine non può essere altro che uno sfigato. Quante persone conoscete che raccontano di aver conosciuto la propria partner in un'agenzia matrimoniale? Nessuno, vero? Eppure ce ne saranno, almeno a giudicare dal numero di questo tipo di servizi.
Invece il sito di cui vi parlo spara alto, a cominciare dalla foto della home che, anziché la solita parata di squinzie russe scosciate, fa vedere una coppia di professionisti rigorosamente italiani, belli come il sole e teneramente abbracciati: sono Anna, designer di interni e Stefano, ovviamente medico. Hai alte aspettative? Questa è l'agenzia giusta.
Essendo curioso e approfittando della possibilità di un account gratuito di base, mi sono iscritto. Il passo introduttivo è un lungo test cui rispondere sinceramente e che serve a identificare le tue caratteristiche. Al termine del test ti viene proposto un blocco di possibili candidate le cui peculiarità si dovrebbero combinare con i tuoi ideali plastici; e tanti saluti alla sorpresa e alla vera sfida di ogni coppia, che è l'incompatibilità totale, quella che dà vero sale a ogni coppia che si rispetti. 
Mancano le foto, che compariranno solo se passi a un abbonamento "premium" (cioè a pagamento): e quivi giunto, ovviamente, ho cancellato l'account.
Posso dirlo?
Piuttosto che 'sta roba plasticata, preferisco le russe: sono belle come il sole, hanno la faccia come il culo, e mi fanno più tenerezza, mi divertono con il loro italiano stentato e tradotto da Google, mi sembrano più ruspanti con i loro programmi granitici all'insegna di "matrimonio o morte", confidando in un marito affettuoso, amante della famiglia, che le sappia coccolare davanti a un camino e possibilmente con figli non conviventi.

Alte aspettative.
Bah.
Vi ricordate i romanzi rosa Harmony? Chissà se esistono ancora... Ai tempi potevi scegliere il tipo di storie d'amore: c'era persino una serie bianca (o azzurra, non ricordo con esattezza), in cui il protagonista maschile era un medico e lei un'infermiera. Se lui era un chirurgo, era garantito un quid di sesso in più; se pediatra, assicurato interesse per il matrimonio con figli; se cardiologo, quasi sicuramente era un malinconico vedovo di una moglie giovane e ex paziente.
Vi parlo di anni fa, e già allora se una doveva sognare, sognava in grande. E del resto, come diceva Julia Roberts in "Pretty woman", chi era l'unica che ce l'aveva fatta veramente? Quella paracula di Cenerentola. Forse aveva anche lei alte aspettative, n'est-ce pas?

domenica 17 luglio 2011

Il concetto di Giustizia fra Svitto e Untervaldo

Citiamo da Il Giornale:

In qualsiasi altro posto del mondo, l'arresto di un pericoloso narcotrafficante sarebbe considerato un «lavoro socialmente utile». Questo non accade alle nostre latitudini, dove può capitare che un agente della Squadra mobile di Napoli (quella guidata, fino a pochi giorni fa, da Vittorio Pisani, il superpoliziotto infangato dalle dichiarazioni di un ex tagliagole di camorra e coinvolto in un'inchiesta sui ristoranti dei clan) finisca sotto processo e per di più condannato in Italia per aver pigiato troppo l'acceleratore in Svizzera all'inseguimento di un criminale ricercatissimo nel globo.
Tutto inizia quando Michele Pellegrino, in servizio alla sezione Narcotici partenopea, viene inviato in missione in un Paese del nord Europa per partecipare alla cattura di un imprenditore del commercio di cocaina; uno di quelli considerati davvero pericolosi perché inondano di neve i rioni ghetto di Scampia e Secondigliano, guadagnando cifre da capogiro e facendo la bella vita tra Bogotà, Montecarlo e Nizza. La soffiata che arriva in Questura è precisa e dettagliata. Occorre attivarsi subito. Preparare le carte, avvisare i ministeri competenti, chiedere autorizzazioni e quant'altro. Ma è sera, ormai, e non è più possibile attendere. Il narcos potrebbe uscire dai radar delle «confidenze» della Squadra Mobile. Così lo sbirro Michele Pellegrino, senza pensarci troppo, noleggia con i suoi documenti e con la sua carta di credito un Suv Volvo con il quale comincia la caccia al camorrista. L'operazione sotto copertura - autorizzata dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea e supportata dalla Direzione centrale antidroga di Roma - si conclude con l'arresto del criminale e con il sequestro di 100 chili di droga destinati al mercato italiano. Anziché una medaglia al valore o una promozione per meriti straordinari, ecco l'imprevisto: all'altezza del Cantone dei Grigioni, in Svizzera, il cacciatore di camorristi viene fotografato dagli autovelox perché ha superato di 39 chilometri il limite di velocità (119 km/h invece di 80). Passano due mesi, e a casa dell'agente si presentano i carabinieri con un avviso di garanzia e la convocazione in caserma: la magistratura svizzera ha chiesto, tramite rogatoria internazionale, che il conducente dell'auto che ha turbato la tranquillità del Paese del cioccolato venga identificato e processato (perché nella patria del segreto bancario e dei riciclatori di professione non c'è multa o vigile che tenga, se hai il piede pesante si finisce alla sbarra). Pellegrino cerca di spiegare come può le sue ragioni, ma la legge elvetica sul punto è inflessibile: non c'è differenza tra chi tira l'auto al massimo perché è ubriaco e chi, invece, ha appena partecipato a un blitz antidroga. Bisogna punirlo, punto e basta. D'altronde, gli uffici giudiziari di Como e Milano sanno bene quanto i dirimpettai ci tengano all'osservanza del loro codice della strada: ogni anno sono decine e decine le rogatorie internazionali che atterrano sulle scrivanie dei magistrati lombardi, con tutte le incombenze e i costi del caso a carico dei contribuenti italiani.La Procura di Santa Maria Capua Vetere non può far altro che mettere a disposizione dell'inflessibile Cantone dei Grigioni un pm e tutto l'occorrente - polizia giudiziaria compresa - per interrogare e definire la posizione giudiziaria del poliziotto. Ovviamente, le istituzioni italiane di riferimento non muovono un muscolo per tutelarlo, così dallo stipendio che non è certamente da conto in Svizzera se ne vanno via i primi soldi per ingaggiare l'avvocato e per le carte bollate.Qualche giorno fa, preciso come un orologio svizzero, arriva il decreto di condanna firmato dal giudice d'Oltralpe Claudio Riedi: Michele Pellegrino è condannato a 1.050 euro di multa e a 5 giorni di «lavori socialmente utili» in Svizzera.

Non c'è che dire: viene proprio da pensare a Orson Welles e a quello che disse sugli svizzeri ne "Il terzo uomo":
In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia,  e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù

Infine: siamo tutti ansiosi di vedere cosa intendano gli svizzeri per "lavori socialmente utili": pascolare le vacche? mungere le caprette che fanno ciao? riparare orologi a cucù?

Ma forse il massimo del socialmente utile in Svizzera è proteggere i cercatori di funghi, come fa il segugio di Bizzarone:


domenica 10 luglio 2011

Le faticose vacanze del dottor EsseVi

Ieri mi sono trovato di fronte, dall'altro lato del tavolo operatorio, il dottor EsseVi (per rispetto della privacy, uso uno pseudonimo): splendido professionista, uomo di grande cultura, spiritoso, brillante, amico vero, amante di tutte le cose belle della vita, con particolare riferimento a tutta quella roba che circonda un bel culo e un bel paio di tette. Un ricordo che associo sempre a questo raffinato gentleman risale a una decina d'anni fa: stavamo chiacchierando amabilmente in una pausa fra un intervento e l'altro quando EsseVi, ispiratissimo e forbito come sempre, aprì la porta del corridoio delle sale operatorie e, indicandomi con un gesto ecumenico tutte le nostre avvenenti infermiere colà indaffarate disse sorridendo: "Le vedi queste? Le chiavo tutte"; il che, conveniamone!, a confronto della mia prosaicità, fa di lui un esteta, un raffinato dandy, il Lord Brummel della chirurgia milanese.
Ora ieri questo meraviglioso scultore di prostate mentre è intento a reimpiantare un uretere in vescica lascia cadere quasi con nonchalance che nel mese di Agosto si recherà ancora, come l'anno scorso, ad A. e mi propone graziosamente, con la dignità di un Grande di Spagna, di "vederci". Avendogli io fatto notare che, da quello snob di merda che è, l'anno scorso non mi ha mai cagato nonostante fossimo a 5 km di distanza, lui ha interpretato la mia affermazione come una velata critica nei suoi confronti e si è chiuso in uno sdegnoso silenzio.Siccome il suo atteggiamento mi ha disturbato un po', ho deciso di raccontarvi una giornata tipo di EsseVi in vacanza, in modo che ognuno possa valutare per proprio conto.

  • ore 8: il sole accenna a sorgere sul mare. Il dottor EsseVi apre gli occhi al suono melodioso delle dodici campane d'argento della sua sveglia Cartier d'oro massiccio. Il mattino ha in bocca l'oro e non solo, come vedremo. Entra in camera uno stuolo di fantesche che lo salutano cantando in coro polifonico "Buongiorno dottore, amiamo il Suo odore, ci risveglia l'ardore"; poi si spogliano e lui, svogliatamente, ne indica una che diventa ipso facto la fortunata Prescelta per la fellatio mattutina; le altre 15 gli preparano il bagno in una vasca smaltata ove si immergeranno con lui per spalmarne di unguenti preziosi il tonico corpo
  • ore 8.15: il cuoco uccide lo storione per ricavarne il caviale fresco
  • ore 8.30: il dottor EsseVi fa colazione con tartine di caviale fresco, caffè colombiano portato ogni mattina da Medellin, frutti di bosco e miele dei suoi alveari
  • ore 8.45: si reca alla scuderia della villa di A. ove alloggia. Sale sul suo castrone baio (essendo urologo l'ha castrato egli stesso) e fa una breve e tonificante cavalcata attraversando la pineta di sua proprietà


  • ore 9: arriva al parco macchine e prende la Bentley. Da quell'uomo scabro e essenziale che è, rifugge Rolls e Ferrari ("Roba da cialtroni", afferma disgustato). Percorre l'Aurelia a 190-200 km/ora di media: non ama l'autostrada. Non ha nemmeno l'autoradio: da quell'amante del suono puro che è, tiene in macchina sul sedile posteriore alcuni solisti dei Berliner Philharmoniker che eseguono per lui musica da camera di vario genere. A volte  c'è anche il direttore, sir Simon Rattle, ma non sempre. Con una rotazione della mano destra in senso orario, il dottor EsseVi  segnala di voler cambiare il brano musicale; in senso antiorario segnala invece di volere che la smettano di rompere i coglioni con quella musica per rimbambiti
  • ore 9.15: arriva alla clinica privata extralusso Villa dei Tigli. La macchina (con i musicanti all'interno) viene presa in consegna dal proprietario della clinica che accetta sorridendo umilmente una mancia di 100 euro per parcheggiarla. Intanto il dottor EsseVi si reca in sala operatoria dove un gruppo di assistenti ha già aperto l'addome del paziente; in un quarto d'ora, non un minuto in più né uno in meno, toglie la vescica e intanto umilia gli assistenti con motteggi di gusto vagamente baronale. Qualcuno di essi per ingraziarselo lo chiama "professore", il che lo fa inalberare per l'accostamento con "...i pomposi imbecilli universitari". In effetti non opera certo durante le vacanze per quei miserabili 41000 euro di quota di primo operatore, ma solo per rilassarsi
  • ore 9.40: nello spogliatoio, un'infermiera di sala gli pratica una fellatio. Veloce e essenziale, come piace a lui
  • ore 9.45: mentre accende la Bentley, si risvegliano i musicanti che stavolta attaccano un brano di Berg. Il dottor EsseVi si accende un Romeo y Julieta inviatogli direttamente da Raul (Castro). Intanto telefona al porto turistico di V. perché i marinai comincino a preparare il Vulva, lo yacht da 156 metri per l'uscita giornaliera
Il Vulva
  • ore 10: il Vulva ormeggia davanti a A. Il dottor EsseVi si spoglia sulla spiaggia; i suoi vestiti madidi di sudore saranno raccolti dai bagnanti e da altri pezzenti. Si tuffa in mare nudo e, usando la generosa virilità come un timone, in poche bracciate arriva allo yacht
  • ore 10.05: scambiate poche chiacchiere formali con gli ospiti (fra gli altri: Barack Obama, Steven Spielberg, Valerio Scanu, Gérard Depardieu, due troie e un giornalista di sinistra che fa sempre fine avere a bordo), cui presenta con disprezzo la galleria di quadri originali di Mantegna, Picasso e Mondrian, oltre alla sculture di Brancusi, si reca al ponte superiore. Qui, su un campo da tennis zollato con erba di Wimbledon, si allenano le due figlie sotto la supervisione di Maria Sharapova, scelta fra le 576 tenniste che si sono proposte, in virtù del ranking e del fatto di avere un bel culo
  • ore 10.35: si pone ai comandi del Vulva e fa avanti e indietro davanti alla spiaggia di A. a velocità elevata per far vedere che lui ce l'ha enorme (lo yacht) e sollevando onde che si abbattono sul lido come lo tsunami delle Filippine. Sa di essere un po' infantile, ma se ne fotte e ridacchia facendo: "Wrooom, wrooom!"
  • ore 10.55: dà un po' di gas ai motori e arriva in Sardegna. Le bambine vorrebbero giocare con Ulisse, il delfino curioso; lui contropropone i tonni dicendo che in fondo sono cetacei sottosviluppati, ormeggia a Carloforte e le butta in acqua ridendo
  • ore 11.35: accende sul ponte inferiore il barbecue allestito con un pino marittimo prelevato dalla pineta di Arenzano di cui - lo ricordiamo - è proprietario
  • ore 12.05: arrostisce un porceddu e proprio il delfino Ulisse, scambiato erroneamente per un rarissimo pesce spada monco (di spada, appunto) e conseguentemente infilzato con apposito arpione esplosivo, ma spera che le bambine non se ne accorgano
  • ore 12.36: le bambine invece se ne accorgono eccome e gli fanno una piazzata bestiale
  • ore 13.01: va a tavola con gli ospiti
  • ore 13.02: Valerio Scanu canta il suo più grande successo ma, arrivato al punto in cui fa l'amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi, il dottor EsseVi gli lancia contro i due dobermann Pontello e Siffredi. I due cani, che vantano lo stesso carattere di merda del loro padrone - e sono conseguentemente incazzati neri - risultano per di più molto affamati
  • ore 14.15: congeda gli ospiti sopravvissuti, tranne le troie, che lo accompagnano in camera per il riposino post-prandiale
  • ore 16.03: tutti si risvegliano, comprese le citate professioniste che, per il vero, appaiono piuttosto provate dal "riposino" del dottor EsseVi
  • ore 16.15: mentre il Vulva circumnaviga la Sardegna, tutti si recano nella sala cinema privata dello yacht dove Spielberg in persona presenta l'anteprima del suo nuovo film. La "pizza" viene caricata su un proiettore originale del vecchio cinema Odeon (prima del restauro). Non potendo disporre per ovvi motivi di Philippe Noiret, cerca di convincere Gérard Depardieu a fare il proiezionista come in Nuovo Cinema Paradiso, battendogli la mano sulla spalla con insopportabile fare paternale e dicendogli: "Dai, non fare il solito francese cialtrone"
  • ore 17.30: nell'intervallo del film (che lo annoia profondamente) racconta barzellette sui francesi. Depardieu si offende e pianta il muso, beccandosi ancora del cialtrone
  • ore 18.45: il film finisce mentre il Vulva approda a Porto Cervo. Il dottor EsseVi dà la American Express ai negozianti per quei 15-20000 euro di shopping essenziale, il minimo per giustificare la scampagnata in quel posto di pomposi imbecilli
  • ore 20.35: il Vulva riparte per V.
  • ore 20.55: il Vulva attracca a V.
  • ore 21: il dottor EsseVi viene riaccompagnato con la Bentley nella villa di A.
  • ore 22: dà un ricevimento
  • ore 22.01: Gertrud Margaretha, la severissima e algida baby sitter dell'Alta Franconia, mette a letto le bambine
  • ore 22.12: si chiava la baby sitter
  • ore 22.30: osserva disgustato gli ospiti, li definisce "dilettanti, pomposi imbecilli e cialtroni" e va a letto
  • ore 22.45: legge la "Critica alla ragion pratica" di Kant
  • ore 22.46: dorme il sonno dei giusti

domenica 3 luglio 2011

Luglio



Ed eccoci a Luglio. 
Il tempo scandisce il suo placido ritmo e ci ritroviamo a un'altra estate, un anno dopo, un anno in più e più vecchi, ma la focaccia di Celle fortunatamente è sempre quella, e il mare oggi è grigio e tranquillo e mi riporta a casa, in questo sereno ritiro dove acquieto l'anima in tumulto.
È luglio, dicevo: quindi queste non sono ancora le mie vacanze. C'è ancora tutto un mese e qualche giorno di duro lavoro all'insegna della solitudine, perché Cristina, Giacomo e il bassotto si fermano al mare e io sentirò l'orma dei passi spietati a casa mentre penserò a tutti i problemi che mi verranno riversati sulle spalle, e nessuno me li toglierà via. La solitudine a casa, e la solitudine in ospedale, almeno per una settimana in cui - come dicono scherzosamente Simona e Matteo (gli specializzandi) - in reparto "sarò il prof": la più alta autorità, il vecchio, il riferimento. 
È Luglio, il mese della solitudine, ma anche il mese dell'opera tutte le sere, del sogno di tornare a Bayreuth, o di andare a Salisburgo, e invece mi rifaccio con i video HD che mi ha caricato su un disco il vecchio Will.
È Luglio, e c'è ancora una peritonectomia da fare, la settima per quest'anno in cui abbiamo iniziato, e tutti gli altri ci guardano ancora perplessi equamente divisi fra coloro che non sono convinti che sia una cosa buona e quelli che invece lo pensano ma non vorrebbero che la facessimo noi, ma noi ce ne freghiamo e la facciamo con amore e so di essere nel giusto quando vedo il sorriso di Maria che è venuta accompagnata dal suo fidanzato a fare la visita di controllo e sta bene, mentre l'anno scorso in questo periodo stava morendo.
È Luglio e ci sono tanti libri che mi aspettano nelle sere torride, e io che li inizio sempre tardi perché prima vado fino al castello per prendermi il gelato, e anche quello è un modo per sopravvivere alla solitudine.
È Luglio, il mese dei papà solitari, che si aggirano nelle case silenziose e nelle città vuote, covando l'angoscia sottile di chi - per un momento della propria vita - è privo di un indirizzo e di una destinazione. E sente l'orma dei passi spietati