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martedì 28 dicembre 2010

-turbàti

Venticinquemila euro.
Questa è la sanzione che il giudice ha comminato alla mamma che aveva denunciato una commessa di 26 anni per spalmarsi la crema in topless.
Le cose erano andate più o meno così.
L'estate scorsa, fra Anzio e Lavinio, una ragazza di 26 anni in topless era stata invitata dalla mamma di due ragazzini di 12 e 14 anni a smetterla di spalmarsi la crema perché i suoi gesti, riferiti ricchi di sensualità, turbavano i figli; siccome la ragazza ritenne di essere in diritto di continuare, la mamma la denunciò per oltraggio al pudore.
Già a fine estate, il giudice stabilì il non luogo a procedere, generando quindi una controquerela da parte della ragazza; adesso la sanzione alla mamma.

Posso dirlo sommessamente?
Sono perplesso.
Abbiamo veramente bisogno di ammorbare la Giustizia italiana - già spaventosamente lenta di suo - con cause che non stanno in cielo né in terra e che richiamano la codardia di Oscar Luigi Scalfaro in analoga situazione negli Anni Cinquanta (ricordate? Fu quando il futuro presidente insultò Edith Mingoni Toussan che si era tolta in un ristorante il bolerino dalle spalle per il caldo romano di luglio)?
Ma soprattutto mi domando che idea abbia la mamma del concetto di innocenza applicato ai suoi ragazzi, che i giornali descrivono come turbati dalla quarta di reggiseno della ventiseienne commessa.
Di grazia, in che mondo vivono? Nel castello fatato di Raperonzolo?
Non sono un moralista, anche se capisco il punto di vista della mamma; e tuttavia, atteso che il seno nudo è stato abbondantemente sdoganato sin dagli Anni Ottanta e che la televisione offre ai ragazzini in fregola ben altro che una ragazza che si spalma le pregevoli e abbondanti tette con crema solare, mi chiedo: chi è veramente turbato?
I ragazzini?
O la mamma?
E il papà, mai nominato, cosa ne pensa, ammesso che esista e abbia voce in capitolo? E, se dovesse malauguratamente trattarsi di papà separato, dovrà pagare lui la sanzione comminata all'improvvida ex moglie?
Non so. A me questa vicenda ha prepotentemente riportato alla mente un episodio di quando anch'io avevo suppergiù la stessa età dei ragazzini turbati. Era estate, un agosto di trenta e passa anni fa e sulla spiaggia di Santa Liberata faceva molto caldo. Per qualche giorno vi stazionò una ragazza dalla pelle color dell'ambra e con due tette da infarto, una quarta abbondante che sfidava orgogliosamente le leggi di gravità e che lei esponeva al sole con l'unica "protezione" di un generoso strato di Coppertone.
Non abbiamo mai saputo il nome o la provenienza di quella ragazza che arrivava, si esponeva sulla battigia e se ne andava, facendosi i trionfali affari suoi e inducendo tutti i maschi del circondario - giovani e non, nessuno escluso - a elencare le pratiche cui si sarebbero dedicati con la Strapocciona (come venne soprannominata dal signor Bizzi, ché nemmeno lui ebbe il privilegio di conoscerla non dico in senso biblico ma neppure per nome) se solo ne avessero avuto l'opportunità. 
Per quanto mi riguarda, a lungo l'ho considerata il manifesto stesso della sensualità.
Turbato? Macché.
Direi piuttosto che la ragazza forniva a tutti i giovani maschi della spiaggia con gli ormoni a palla (il termine non è scelto casualmente) materiale onirico per qualcosa in cui il -turbarsi c'entrava solo come parte del verbo.
Forse era la stessa pratica cui alludeva la mamma laziale parlando di come i suoi ragazzi si fossero -turbati, ma a questo punto la cronaca entrerebbe nel mare magnum delle supposizioni, per cui mi fermerei

mercoledì 7 ottobre 2009

C'è chi chi non ci sta e chi ci deve stare


Oggi la Corte Costituzionale ha espresso un importante giudizio sul lodo Alfano, quello cioè che stabilisce per postulato l'impunità per le quattro più importanti cariche dello Stato per tutta la durata del loro mandato.
E' - a mio modo di vedere - una decisione assolutamente giusta che afferma la bontà di uno dei principi costituzionali di base, e cioè che tutti gli uomini sono uguali davanti alla Legge e che rispondono delle loro azioni anche e soprattutto nell'esercizio di quelle funzioni che gli elettori hanno attribuito loro direttamente o attraverso il voto alle coalizioni che li sostengono.
E' una sentenza politica?
Dipende: se la applichiamo a un Mario Rossi qualunque, sicuramente no; se la applichiamo a Silvio Berlusconi, sicuramente sì, ma in fondo chi se ne frega? Se ha la coscienza tranquilla, non ha bisogno di un lodo Alfano per difendersi; se ha la coscienza sporca, allora è giusto che risponda alla Legge.
Il caso si potrebbe chiudere qui e non fornirebbe materiale per il blog di uno qualunque (come ho scelto di chiamarmi in onore di quel Giovannino Guareschi che da sempre è per me un modello di riferimento), se non fosse che questa sentenza della Consulta, giusta e doverosa, mi ha riportato alla memoria il buon vecchio Oscar Luigi Scalfaro, noto ai più per aver insultato a morte nel 1953 la Signora Edith Mingoni Toussan rea di offendere la morale girando per Roma con le spalle scoperte e per essersi coperto di disonore avendo indegnamente ricoperto la carica di Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999. In data 3 novembre 1993, alle 22.30 in un messaggio trasmesso a reti unificate, il vibrante moralista novarese pronunciò con voce commossa il famoso: "A questo gioco al massacro io non ci sto!", riferendosi all'indagine per i fondi SISDE che, durante la sua permanenza al Viminale, avrebbero portato 100 milioni di vecchie lire (mica bruscolini) nelle sue tasche. Il pio Oscar attribuì l'accusa ai cascami dei disciolti partiti della Prima Repubblica che avevano complottato contro di lui e si avvalse, per sostenere la sua linea di difesa, di un "lodo Alfano" ante litteram: i magistrati ricorsero ad un'interpretazione piuttosto estensiva dell'articolo 90 della Costituzione che recita che "Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o attentato alla Costituzione". La faccenda dei fondi del Sisde non aveva nulla a che fare con le funzioni di Oscar Luigi Scalfaro quale Presidente della Repubblica, trattandosi di fatti avvenuti diversi anni prima, quando il Nostro sedeva ancora al Viminale. Ma la linea estensiva prevalse (citazione da www.loccidentale.it).
Nel 2008, l'ex Presidente della Repubblica che aveva scansato l'inchiesta con la sua forza di volontà e con l'intercessione di magistrati quanto meno compiacenti, dimostrando di possedere una faccia con un taglio verticale tale da ricordare altra sede anatomica, così si espresse in un'intervista al Corriere della Sera (sempre dal sito sopra citato): "Caro presidente [riferito a Berlusconi, ovviamente, ndr] - dice Scalfaro dalle colonne del quotidiano di via Solferino -, nell'interesse del nostro popolo, faccia un grosso sacrificio e affronti la sofferenza di una procedura dove penso che le sue dichiarazioni e l'appoggio dei suoi avvocati possano giungere a una soluzione di verità. Il servizio alla cosa pubblica molte volte porta a pagare un prezzo elevato, ma questo è infinitamente più meritorio che assumersi la paternità di una rottura e precipitare il Paese in uno scontro di cui non si comprenderebbe l'esito".

Senza commenti: qui l'esigenza era solo documentaria a beneficio di coloro che pensassero che il lodo Alfano fosse solo un'invenzione di Berlusconi.
La supposta (e l'aggettivo qui è fortemente voluto) autorità morale della Sinistra sarà oggetto del prossimo articolo che, lo premetto, prende spunto da uno splendido libro di Luca Ricolfi, sociologo e uomo di Sinistra che, se si presentasse alle elezioni, voterei oggi stesso ad occhi chiusi.
Nel frattempo, una volta di più e per ritornare a bomba: sono d'accordo con la sentenza della Consulta. Il lodo Alfano era un obbrobrio e doveva essere eliminato. Personalmente sono sempre stato contrario all'immunità parlamentare sin dai tempi della Prima Repubblica.
Ma, sempre nel frattempo, non ce li scaramellino (i coglioni, ovviamente) con lezioncine morali, perché abbiamo memoria lunga. Molto lunga.
E non ci stiamo