
Rileggo sul mio iPhone gli appunti presi in altro congresso italiano cui partecipai nel mese di Dicembre: autoreferenzialità (ancora!), maleducazione nella presentazione, continui e untuosi ringraziamenti a comitato organizzatore e moderatori, continuo riferimento a necessità di futuri e fantomatici studi prospettici randomizzati specie in malattie localmente avanzate, quando il retrospettivo ha dimostrato la superiorità di un trattamento, ritardo nell'arrivo in sede congressuale e nell'inizio dei lavori, diapositive scritte in italiano (con ospiti stranieri) e con l'accento al posto dell'apostrofo... appunti in ordine sparso di un partecipante profondamente annoiato dalla reiterazione di cliché ormai insopportabili e squisitamente italiani.
Oggi, invece, ho terminato la partecipazione al congresso ESTES (European Society of Trauma ed Emergency Surgery), organizzato dal mio amico Mauro Zago: un evento di spessore culturale e scientifico decisamente superiore.
Sobrietà nei contenuti, esposti peraltro in modo dinamico e stimolante; sessioni interattive; voglia di confrontarsi con la platea degli uditori, spesso giovani e molto giovani; la lingua inglese che unisce professionisti di tutto il mondo; la gioia di ritrovarsi con la consapevolezza di essere sempre gli stessi e anche meno, perché i ricambi non sono pari per numero alle defezioni.

Penso a Fabio che dice che la chirurgia d'urgenza scomparirà fra un po' di anni, "costretta" come sarà fra trattamenti non operativi, angiografie e endoprotesi, e forse ha ragione, ma non sarà sempre così per tutto e una milza bisognerà sempre tirarla fuori da una pancia, e avremo sempre paura come la prima volta, quando ognuno di noi si trovò di fronte al proprio primo paziente emorragico con la sensazione che non fosse il momento giusto, e invece no, cazzo, quello era proprio IL momento, era arrivato, e la Vecchia Nemica vestita di nero e con la falce in mano era lì in un angolo della sala operatoria ad aspettare sorridente e silenziosa, e tu lo sapevi, ma tu, per quella volta, gliel'avevi fatta, avevi vinto tu. E ti chiedi come riuscirai a trasmettere questo a chi viene dopo di te, perché un'ernia a uno giovane gliela puoi insegnare, una colecisti anche, per il colon ci vorrà un po' più di tempo, ma per il sangue sai che non potrai fare nulla, perché il giovane arriverà al suo appuntamento con il sangue da solo e, come te, non si sentirà pronto e si dirà che non è il momento, ma lo sarà.
Con Mauro abbiamo diviso tanti momenti e speranze, prima che le strade della vita ci separassero. Sono stato felice di rivederlo alla testa di questo splendido congresso; e, nei miei sogni, c'è l'idea e la speranza che queste strade si possano riunire nuovamente, prima o poi