sabato 17 marzo 2012

Mercoledì e sabato

Mi rendo conto che è un bel po' che non posto sul mio blog, ma non sempre ho la testa o il tempo per farlo. Oggi è il momento giusto.
Sono alla fine di una settimana di tensioni enormi, difficili da sintetizzare. Una riflessione da dedicare a me stesso su due giorni della settimana: mercoledì e sabato.

Cominciamo dal fondo, e cioè da stamattina. 
Mi ha chiamato S.C. per dirmi che il marito, V., finalmente guarito e prossimo all'intervento - piccolo, minimale, rapido - che avrebbe sancito la fine della sua malattia, ha deciso di abbandonare volontariamente questo mondo di sofferenza. 
Sono sconvolto. 
Era un uomo buono, allegro, che amava minimizzare le sue sofferenze. 
Gli ho voluto bene, in tutto il tempo che abbiamo condiviso l'anno scorso; gliene voglio ancora, anche se su quella rotaia maledetta ha trascinato un pezzetto della mia anima. 
Questo è uno di quei momenti in cui ti chiedi veramente che ci stai a fare con tutto il tuo sapere e la tua tecnologia, con tutte le meraviglie che puoi mettere a disposizione di chi sta male se poi, dopo tutto, il cuore dell'uomo è ancora troppo fragile per sopportare il peso di una malattia, sia essa un cancro o una depressione. 
In un momento come questo vorrei tanto essermi dedicato a qualcos'altro

Ma d'altra parte, se nella vita mi fossi dedicato a qualcos'altro, forse non avrei visto lo sguardo di Clara e non avrei sentito la stretta fiduciosa e forte della sua mano dopo, in Terapia Intensiva, curiosamente proprio nello stesso letto che era stato occupato da Maria. 
Lei è stato il mio mercoledì. 
Oddìo, non solo mio: è anche stato il mercoledì di Antonella, Daniela, Elena, Francesco, Igea, Luca, Patrizia, Vittorio; è stato il mercoledì del buon vecchio Juan Carlos, che non lo dice troppo forte ma le peritonectomie le segue sempre volentieri; ed è stato ovviamente il mercoledì di quella gloriosa, stupenda rompiballe a nome Stefania, che i miei amici di questo blog ben conoscono, con la sua voce petulante e la sua risata allegra, che mi angoscia quando mi dice: "Sta perdendo" e che mi consola quando mi dice: "Tranquillo, è stabile". E non poteva mancare la Carlina che mi ha mandato l'sms serale per sapere com'era andata...
Clara è mamma giovane ed è una maestra: tutti i suoi bambini hanno tutti pregato per lei e anche per noi, che non ci abbiamo dormito prima ma che abbiamo sentito Qualcuno vicino a noi. 
Qualcuno che ha preso Clara in braccio per offrirla alle nostre mani

martedì 21 febbraio 2012

Feste per Vespasiano

Ecco un simpatico elenco di Enti finanziati dallo Stato come risulta da un elenco del 2010, quando Tremonti parlava di andare di mannaia su questo interessante sottobosco.
Sembrerebbe che poi siano stati ridotti a 65, ma su Internet non si riescono a ottenere notizie precise.
Io trovo particolarmente attraente quello che serve a celebrare il bimillenario dalla nascita di Vespasiano, ma ognuno giudichi secondo il proprio particulare la necessità di averli tutti o in parte sulle spalle dei contribuenti:

1) Fondazione Alcide de Gasperi; 2) CIME Consiglio Italiano per il Movimento Europeo; 3) Centro Studi Americani; 4) Associazione giovanile musicale AGIMUS; 5) Ente Nazionale Assistenza Magistrale E.N.A.M.; 6) Fondazione «Guido d’Arezzo»; 7) Fondazione italiana per la musica antica; 8) Centro italiano di ricerche aerospaziali CIRA SpA; 9) Istituto italiano di studi germanici; 10) Ente geopantologico di Pietraroia; 11) Parco geominerario; 12) Riserva naturale dello stato Isola di Vivara; 13) Associazione italiana combattenti e reduci; 14) Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna; 15) Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini. 16) Federazione italiana volontari della libertà; 17) Associazione dei Cavalieri italiani del sovrano militare Ordine di Malta; 18) Associazione nazionale «Nastro Verde»; 19) Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia e Lucania; 20) Comitato Nazionale per il centenario della nascita di Cesare Pavese; 21) Comitato Nazionale un secolo di Fumetto Italiano; 22) Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Guglielmo Massaja; 23) Comitato Nazionale per le celebrazioni del bimillenario della nascita di Vespasiano; 24) Comitato Nazionale per le celebrazioni del millenario della Basilica di Torcello; 25) Comitato Nazionale «I Trattati di Roma»; 26) Comitato Nazionale per le celebrazioni del quarto centenario della morte di Alberico Gentili. 27) Comitato Nazionale per le celebrazioni del 550° anniversario della nascita di Bernardino di Betto detto il Pinturicchio; 28) Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Mario Soldati 29) Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario di Casa Ricordi; 30) Comitato Nazionale le «Autonomie Locali». 31) Allegorein; 32) Accademia Medica di Roma. 33) Accademia Angelica Costantiniana; 34) Accademia Nazionale di Agricoltura 35) Accademia Filarmonica di Bologna; 36) Associazione Naz. Funzionari Direttivi; 37) Associazione per la Riforma dello Stato; 38) Associazione Romana Amici della Musica – ARAM; 39) Associazione Fondo Alberto Moravia; 40) Associazione Liberi Scrittori Italiani; 41) Associazione Don Giuseppe De Luca – Roma; 42) Centro di Cultura Scientifica Alessandro Volta; 43) Centro Italiano di Ricerche e Informazione, ecc. – CIRIEC; 44) Centro per la Cultura d’Impresa; 45) Centro di Iniziativa e Ricerca sul sistema – CIRSES. 46) Fondazione Bettino Craxi; 47) Fondazione Guido D’Arezzo; 48) Fondazione Maria e Goffredo Bellonci; 49) Fondazione Nazionale Carlo Collodi – Pescia; 50) Fondazione Ugo Spirito – Roma; 51) Istituto Accademico di Roma; 52) Istituto di Studi Filosofici; 53) Istituto Naz. Tostiano. 54) Istituto di Storia e Arte del Lazio Meridionale Bibl. GM Longhi; 55) Istituto Domus Mazziniana – Pisa; 56) Istituto Internazionale di Storia Economica Francesco Datini – Prato; 57) Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea – Roma; 58) Istituto Domus Galilaeana – Pisa; 59) Società Tarquiniense di Arte e Storia; 60) Società Storia Patria Puglie. 61) Società Reggiana Studi Storici; 62) Società Dalmata Storia Patria; 63) Società nazionale di scienze e lettere ed arti – Napoli; 64) Unione Giuristi Cattolici Italiani; 65) Unione internazionale degli Istituti di archeologia, Storia e Storia dell’Arte in Roma; 66) Accademia degli Incamminati – Modigliana; 67) Accademia dei Concordi – Rovigo; 69) Accademia dei Fisiocritici Siena; 70) Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna – Bologna. 71) Accademia delle Scienze di Ferrara – Ferrara; 72) Accademia delle Scienze di Torino – Torino; 73) Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria – Roma; 74) Accademia di Studi Italo – Tedeschi – Merano; 75) Accademia Etrusca di Cortona; 76) Accademia delle Arti e del Disegno – Firenze. 77) Accademia Galilaeana di Scienze Lettere ed Arti in Padova – Padova; 78) Accademia Italiana della Cucina Milano; 79) Accademia Italiana di Scienze Forestali – Firenze; 80) Accademia Lancisiana – Roma ; 81) Accademia Ligure di Scienze e Lettere – Genova; 82) Accademia Lucchese di Scienze lettere Arti – Lucca; 83) Accademia Marchigiana di Scienze Lettere e Arti – Ancona; 84) Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL – Roma. 85) Accademia Nazionale di San Luca – Roma; 86) Accademia Nazionale di Scienze lettere e Arti di Modena – Modena; 87) Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Palermo – Palermo; 88) Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere e Arti – Mantova; 89) Accademia Olimpica – Vicenza; 90) Accademia Properziana del Subasio – Assisi; 91) Accademia Pugliese delle Scienze – Bari. 92) Accademia Raffaello – Urbino; 93) Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze Arezzo; 94) Accademia Toscana di Scienze e Lettere «La Colombaria» – Firenze; 95) Associazione Centro Studi Feliciano Rossitto Ragusa; 96) Associazione «Roma nel Rinascimento» – Roma; 97) Associazione Malacologica Internazionale – A.M.I. – Roma; 98) Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno D’Italia – Roma. 99) Associazione per l’Economia della Cultura – Roma; 100) Ateneo di Brescia Accademia di Scienze Lettere ed Arti – ONLUS – Brescia; 101) Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo – Bergamo; 102) Ateneo Veneto – Venezia; 103) Biblia – ONLUS – Settimello; 104) Centro «Pio Rajana» Centro di Studi per la Ricerca Letteraria Linguistica e Filologica – Roma; 105) Centro Camuno di Studi Preistorici – Capo di Ponte; 106) Centro di Cultura di Storia Amalfitana – Amalfi. 107) Centro di Iniziativa Giuridica «Piero Calamandrei» – Roma; 108) Centro di Studi sulla Cultura e l’immagine di Roma – Roma; 109) Centro Internazionale di Etnostoria – Palermo; 110) Centro Italiano di Studi sul Basso Medioevo – Accademia Tudertina Todi; 111) Centro Studi sul Classicismo – San Gimignano; 112) Centro Internazionale di Studi Rosminiani – Stresa; 113) Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi – Napoli; 114) Centro Nazionale di Studi Leopardiani – Recanati; 115) Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per i Medio Oriente e l’Asia – Torino. 116) Centro Studi Piero Gobetti – Torino; 117) Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali ONLUS – Ravello; 118) Ente Nazionale Giovanni Boccaccio – Firenze; 119) Essmoi – Fondazione Giuseppe Emanuele e Vera Modigliani (Ente per la Storia del Socialismo e del Movimento Operaio Italiano) – Roma; 120) Fondazione Domus Galilaeana – Pisa; 121) Fondazione «Casa di Oriani» – Ravenna. 122) Fondazione Casa Buonarroti – Firenze; 123) Fondazione «Biblioteca Benedetto Croce» – Napoli; 124) Fondazione Centro Internazionale di Studi di Architettura «Andrea Palladio» – Vicenza; 125) Fondazione «Centro Studi Filosofici di Gallarate» – Padova; 126) Fondazione «Remo Orseri per la Collaborazione Culturale fra i Popoli» – Roma; 127) Fondazione Accademia Musicale Chigiana – Siena; 128) Fondazione Adriano Olivetti – Roma. 129) Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico – Roma; 130) Fondazione Arena di Verona; 131) Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori – Milano; 132) Fondazione Artistica Poldi Pezzoli – ONLUS – Milano; 133) Fondazione Biblioteca Archivio Luigi Micheletti – Brescia; 134) Fondazione Carlo Donat-Cattin – Torino; 135) Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – C.D.E.C. – ONLUS – Milano. 136) Fondazione Centro Nazionale di Studi Manzoniani – Milano. 137) Fondazione «Centro Sperimentale di Cinematografia» (così modificata la denominazione della Fondazione Scuola nazionale di cinema con D.Lgs.22-1-2004, n.32); 138) Fondazione Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo – San Miniato; 139) Fondazione Civico Museo Biblioteca Attore Teatro Stabile di Genova – Genova; 140) Fondazione Claudio Monteverdi – Cremona; 141) Fondazione di Ricerca Istituto Carlo Cattaneo – Bologna; 142) Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi – Firenze; 143) Fondazione Ezio Franceschini – ONLUS – Firenze. 144) Fondazione «Festival dei Due Mondi di Spoleto»; 145) Fondazione Giacomo Brodolini – Roma; 146) ondazione Giangiacomo Feltrinelli – Milano; 147) Fondazione Gioacchino Rossini – Pesaro; 148) Fondazione Giorgio Cini – Venezia; 149) Fondazione Giulio Pastore – Roma; 150) Fondazione «Il Vittoriale degli Italiani» – Gardone Riviera; 151) Fondazione Ing. Carlo Maurilio Lerici – Roma. 152) Fondazione Istituto Gramsci – ONLUS – Roma; 153) Fondazione Istituto Nazionale del Dramma Antico – Roma; 154) Fondazione Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento – Firenze; 155) Fondazione Istituto Nazionale di Studi Verdiani – Parma; 156) Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci – Torino; 157) Fondazione Istituto Storico «Giuseppe Siotto» – Cagliari; 158) Fondazione Istituto Italiano per la Storia della Musica – Roma. 159) Fondazione «La Triennale di Milano» – Milano; 160) Fondazione «La Quadriennale di Roma» – Roma; 161) Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco – Roma, 162) Fondazione «Liberal» – Roma; 163) Fondazione Lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari (costituita con L.11-11-2003, n. 310); 164) Fondazione Luigi Einaudi – Torino; 165) Fondazione Luigi Einaudi per Studi di Politica ed Economia – Roma; 166) Fondazione Museo Stibbert – ONLUS – Firenze. 167) Fondazione Napoli Novantanove – ONLUS – Napoli; 168) Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII – Bologna; 169) Fondazione Palazzo Coronini Cronberg – Gorizia; 170) Fondazione Pietro Nenni – Roma; 171) Fondazione Rosselli – Torino; 172) Fondazione Scientifica Querini Stampalia – ONLUS – Venezia; 173) Fondazione Spadolini Nuova Antologia – Firenze; 174) Fondazione Stauros Italiana – San Gabriele -Isola Abruzzo del Gran Sasso; 175) Fondazione Studi Storici Filippo Turati – ONLUS – Firenze; 176) Fondazione Ugo da Como – Lonato. 177) Fondazione Ugo e Olga Levi Centro di Cultura Musicale Superiore ONLUS – Venezia; 178) Fondazione Università Internazionale dell’Arte – U.I.A. – Firenze; 179) Fondazione Valentino Bucchi – Roma; 180) Fondazione Verga – Catania; 181) Gabinetto Scientifico Letterario «G.P. Vieusseux» – Firenze. 182) Giunta Centrale per gli Studi Storici – Roma; 183) Istituto Abbatia Sancte Marie de Morimundo; 184) Istituto Alcide Cervi – Reggio Emilia; 185) Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo – Roma; 186) Istituto di Studi Storici Postali – Prato; 187) Istituto e Museo di Storia della Scienza – Firenze; 188) Istituto Internazionale di Studi Liguri – Bordighera; 189) Istituto Internazionale Jacques Maritain – Roma; 190) Istituto Italiano di Numismatica – Roma; 191) Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Firenze. 192) Istituto Italiano di Studi Storici – Napoli; 193) Istituto Italiano per la Storia Antica – Roma; 194) Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere – Milano; 195) Istituto Luigi Sturzo – Roma; 196) Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte – Roma. 197) Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici – Firenze; 198) Istituto Nazionale di Studi Romani – ONLUS – Roma; 199) Istituto Nazionale di Urbanistica – Roma; 200) Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia – Milano; 201) Istituto per la Scienza dell’Amministrazione Pubblica – I.S.A.P. – Milano; 202) Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Roma; 203) Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda – ONLUS – Milano; 204) Istituto per la Storia dell’Azione Cattolica e del Movimento Cattolico in Italia «Paolo VI» – Roma. 205) Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia – Taranto; 206) Istituto per le Ricerche di Storia Sociale e Religiosa – ONLUS – Vicenza; 207) Istituto Storico Italiano per il Medioevo – Roma; 208) Istituto Storico Lucchese – Lucca; 209) Istituto Veneto Accademia di Scienze Lettere ed Arti – Venezia; 210) Opera di Dante – Ravenna; 211) Osservatorio Parlamentare – Roma. 212) Pro Civitate Christiana – Assisi; 213) Scuola Archeologica Italiana di Atene – Roma; 214) Società Chimica Italiana – Roma; 215) Società Dantesca Italiana – Firenze; 216) Società di Studi Valdesi – Torre Pellice; 217) Società Entomologica Italiana – Genova; 218) Società Europea di Cultura – S.E.C.I. – Venezia; 219) Società Filologica Friulana – Udine; 220) Società Geografica Italiana – Roma; 221) Società Internazionale di Studi Francescani – Assisi; 222) Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino (S.I.S.M.E.L.) – ONLUS – Impruneta; 223) Società Italiana di Statistica – Roma; 224) Società Italiana per il Progresso delle Scienze – Roma; 225) Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente – Milano; 226) Unione Accademica Nazionale – Roma. 227) Opera nazionale «Montessori» – Roma; 228) Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo; 229) Casa Militare Umberto I; 230) Fondazione museo internazionale delle ceramiche di Faenza – MIC. 231) Fondazione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia «L. da Vinci»; 232) Centro internazionale di radiocomunicazioni mediche (CIRM)

Questi Enti, lo ribadisco, allo stesso modo di Province e Regioni, percepiscono tutt'ora almeno in parte (e percepivano tutti) fondi dallo Stato.
Il quale Stato, d'altra parte, nell'arco degli anni ha tagliato metodicamente i fondi per la Sanità, permettendo così ai politici - che alimentano questo scempio - di stracciarsi le vesti perché nei Pronto Soccorso italiani esistono le piazzette.
Hanno aperto un'inchiesta: meno male, così si troverà qualche medico da incolpare



.


sabato 11 febbraio 2012

Scenda l'oblio

Oggi sono andato con Giacomo a vedere "La chiave di Sara"; bel film, sia detto per inciso, commovente e asciutto, ottimamente recitato.
Il film - e la lettura del libro da cui deriva - è stato raccomandato dalla prof di Lettere nell'ambito delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, perché quello che è successo non succeda mai più. Ma quello che mi ha stupito è che la prof di Lettere di quello che ai miei tempi si chiamava Ginnasio, non ha spiegato ai ragazzi cos'è la Giornata della Memoria, e che cosa rappresenta ancora per tutti noi la narrazione di una delle più grandi tragedie della Storia dell'umanità; anzi, probabilmente il momento storico in cui l'uomo ha ufficialmente rinunciato alla propria umanità per qualcosa che ancora oggi, dopo settant'anni, è difficile spiegare.
Talmente difficile che i ragazzi non lo accettano proprio più. 
Lo rifiutano.
Non ne parlano e, anzi, auspicano che nessuno ne parli più.

Ora, dopo lo shock iniziale di questa rivelazione, ho provato a rifletterci senza pregiudizi.
Io sono nato nel 1965, vale a dire vent'anni dopo che gli Alleati aprirono i cancelli di Auschwitz. Per quelli della mia generazione, è un evento non così lontano da poterci permettere di contemplarlo come un fatto storico. 
Anche l'Inquisizione è stata un'abiezione, ma è lontana. 
La tortura perpetrata alle donne accusate di essere streghe è un momento orribile, ma si è verificata principalmente fra il 1400 e il 1600. Sono fatti in cui l'uomo si impegnò a ideare sistemi per far del male al proprio prossimo, ma sono talmente lontani  da noi da autorizzarci a pensare che la nostra umanità sia andata avanti in modo sufficiente a impedirci di mettere  mai sul rogo una donna pensando che sia una punizione adeguata a una strega.

Poi arriva Auschwitz, e per quelli della mia generazione diventa un fatto personale. Sono passati tanti anni dal mio Ginnasio (perdonatemi se insisto a chiamarlo così: nel mio cuore, è ancora il nome della mia scuola) e, su questo specifico aspetto, mi sembra che il tempo si sia cristallizzato. 
Certo, dopo di allora l'uomo non è migliorato: c'è stato Stalin (30 milioni di internati nei gulag, 15 milioni di morti, ma le cifre esatte probabilmente non le sapremo mai); Pol Pot (circa 2 milioni di morti per creare una nuova popolazione cambogiana); le stragi di Hutu e Tutsi (circa  1 milione di morti in pochi giorni per questioni puramente razziste); e poi l'11 Settembre 2001 e dio solo sa quante altre occasioni in cui l'essere umano ha rinnegato la propria umanità.
Auschwitz però per quelli della mia generazione è il primo vero confronto con la disumanità nel senso etimologico del termine, e cioè la privazione di quel quid che fa dell'uomo quello che è o che dovrebbe essere.
Giacomo invece mi mette a confronto con le mie rughe e si pone - unitamente ai suoi coetanei - in faccia a questi eventi come quelli della mia generazione di fronte alla persecuzione alle streghe.
Auschwitz occupa un'area non banale della mia libreria: come essere umano e come medico sento il bisogno continuo di cercare di capire come i miei simili abbiano potuto fare quello che hanno fatto.
Giacomo - che pure ha letto il "Diario" di Anna Frank e "Se questo è un uomo" - auspica che scenda l'oblio su questa pagina della storia dell'uomo.
Cerco di capire le sue motivazioni (e quelle dei suoi amici) e forse mi rendo conto che, contemplando questi fatti da così lontano, ciò che essi vedono è un orrore antico di cui - non diversamente da noi - non capiscono le ragioni, ma  che per di più non gli appartiene nemmeno anagraficamente.

Si fa presto a dire "Giornata della memoria" e "Nessuno dimentichi", ma è una pulsione normale dell'uomo far calare l'oblio sugli orrori di cui sente parlare. 
Specie se non ha nemmeno la vicinanza del tempo, se non per averli vissuti, quanto meno per vergognarsene

domenica 5 febbraio 2012

Ai nostri Monti ritorneremo...

Non so voi, ma a me la sera a letto - se non ci sono altri programmi - piace leggere due pagine. 
C'è l'abat-jour che garantisce l'illuminazione minima che mi serve per tale scopo.
C'è il silenzio e la tranquillità.
E c'è - ovviamente - la moglie che invece detesta questa prassi.


"Chiudi subito quel libro e spegni la luce!"
"..."
"Che palle! Sei prevedibile e noioso COME UN POSTO DI LAVORO FISSO!!!"

domenica 15 gennaio 2012

Mockbuster

Col termine mockbuster si intendono solitamente dei b-movies che vengono immessi su circuiti cinematografici di basso profilo per cavalcare l'onda di un grosso successo precedente. 
Con tutto il rispetto per le vittime, è quello che mi è venuto in mente vedendo le immagini tragiche del ribaltamento sul fianco, su una secca vicino all'Isola del Giglio, della nave Costa Concordia.
Errore umano, fatalità, semplice sfortuna: le indagini accerteranno le responsabilità dei singoli e della collettività: del capitano, per esempio, lesto a entrare nella prima scialuppa a disposizione; o di tutta la compagnia che - sembrerebbe - da mesi costeggia il più vicino possibile l'isolotto tirrenico strombazzando in segno di saluto.
Ma - se devo dire - l'aspetto più grottesco di tutta questa tragica vicenda è il ripetuto, ossessivo paragone con la ben altrimenti tragica vicenda del Titanic, che affondò al largo dell'Isola di Terranova durante il viaggio inaugurale giusto un secolo fa.
Con tutto il rispetto per una catastrofe e tenuto conto dello strano fascino che avvolge un naufragio, ci sono veramente tutti questi paralleli?
C'è veramente la stessa torva, misera grandezza della tragedia dell'inaffondabile RMS Titanic che affondò miseramente nella notte piena di stelle fra il 14 e il 15 aprile del 1912, quattro giorni dopo essere partita per il proprio viaggio inaugurale?
Un secolo fa: una nave poco attrezzata quanto a misure di sicurezza, nella presunzione che non sarebbero mai state necessarie.
Oggi: una nave piena di scialuppe e di dispositivi di salvataggio.
Un secolo fa: la tragedia in mare aperto, al gelo, e la nave che affonda a 4000 metri di profondità.
Oggi: una nave che si incaglia in una secca vicina a un'isola.
Un secolo fa: oltre 1500 vittime.
Oggi: ringraziando il Cielo, poche vittime che - forse - si sarebbero potute evitare con una migliore gestione della criticità.
Ieri come oggi: forse errori umani, quasi sicuramente superficialità e sopravvalutazione; come quasi sempre càpita in pressoché tutti i sinistri in cui l'uomo ha una parte preponderante.

Forse, l'unico vero parallelo con il Titanic sta nell'errore umano, nella presunzione di chi ha ritenuto di poter dominare gli eventi, anche se l'hybris che spingeva il colosso inglese era di ben altro spessore: lanciata per il mare a velocità folle, l'inaffondabile cercava di superare tutti i limiti imposti dalla Natura e dalle leggi degli uomini e non c'era spazio né tempo per il binocolo che avvistasse il maledetto iceberg
Vi ricordate la Locomotiva di Guccini?
E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano 
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano: 
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite, 
sembrava avesse dentro un potere tremendo, 
la stessa forza della dinamite


Vedo al telegiornale l'enorme Costa Concordia desolatamente sdraiata su un fianco, con tutti i gommoni di operatori del soccorso e semplici curiosi che si avvicinano impuniti e provo una strana pena per il gigante panciuto che offre al pubblico ludibrio il suo lato squarciato da uno scoglio, toccato per esserci andato troppo vicino, per far contento con una strombazzata il sindaco di un isolotto tirrenico. 
Il suo comandante - ben diversamente da quell'Edward Smith che 100 anni or sono affondò con la propria inaffondabile nave - è in carcere a Grosseto per aver vinto a mani basse la gara a Salta sulla Scialuppa.
Quattro turisti giapponesi dati per dispersi e cercati disperatamente, sono stati ritrovati a Roma ove si erano recati a completare una vacanza che era un peccato mandare completamente in fanteria.
E io ho l'impressione che ci sia qualcosa di terribilmente italiano anche nella tragica e fatale regia di un disastro marino 

sabato 7 gennaio 2012

Work in progress: una piccola anticipazione


“Se lo vuoi fare veramente, dobbiamo fare presto”, dice la donna più anziana trascinando la giovane in cucina.
È una cucina semplice, povera e essenziale, ma pulitissima e non solo per gli scopi per cui è stata progettata: la donna ci fa anche altre cose, come ben sanno le ragazze che, di tanto in tanto, ne hanno avuto bisogno e si sono passate la parola.
La giovane strattona la donna più anziana costringendola a mollare la presa:
“Lo voglio assolutamente. È il motivo per cui sono venuta qui”
“Sei sicura? Tu sei una donna giovane, sana e benestante. Non hai bisogno veramente di fare questa cosa”
“Devo farlo, per mia figlia e per me stessa”
“Te ne pentirai”
La giovane è irremovibile:
“Devo farlo, ho deciso”
L’altra scuote la testa:
“Allora spogliati e sdraiati”.
La donna più anziana si volta verso la cucina a gas dove sta bollendo una cassetta metallica rettangolare e lunga. Spegne il fuoco e, con due presine, tira su la cassetta e la deposita sul lavandino. La apre: c’è un ferro lungo appoggiato su una garza bianca. Lei prende il ferro e, con quello, toglie la garza svelando una serie di ferri scintillanti e umidi, che fumano per la bollitura appena conclusa.
Lei dice:
“Aspettiamo che si raffreddino un po’. Intanto potremmo fare qualcos’altro, per prepararti”.
Prende un altro bollitore e ne versa il contenuto in un bicchiere; i suoi gesti sono calmi, misurati e contengono una saggezza antica. Poi lo porge alla giovane davanti a sé.
“Cos’è?”
“Bevi”
“Cos’è?”, insiste l’altra, sospettosa.
“Fai tante domande. È la stessa cosa che ho dato a tua figlia. Quello che devo fare non è esente da dolori per te”
“Me li merito”
“E perché? Quello che è successo non è colpa tua”
“Invece è colpa mia. Non sono stata attenta e ho messo a repentaglio la vita di mia figlia. Adesso mia figlia non sarà mai felice”
“Non l’hai fatto tu, non potevi sapere”
“È la stessa cosa, non sono stata attenta”
La donna anziana tiene il bicchiere fra le mani:
“È già brutto quello che devo fare – dice a occhi bassi – ma se ci vuoi aggiungere anche il dolore…”
“Non posso farne a meno”.
La donna anziana cerca di fermarla.
Quello che fa, lo fa da molto tempo e molte donne, per lo più giovani, se ne sono servite. Lei si è sempre vista come una specie di istituzione indispensabile, ma tuttavia ha sempre cercato di scoraggiarle tutte, indistintamente. A suo modo si sente la coscienza tranquilla.
“Perché lo vuoi fare? Potresti far nascere il bambino e proteggerlo”
“Perché è un’altra femmina: lo so! Lo sento dentro!”
La donna anziana scuote la testa, sconsolata: la giovane che le sta davanti non cambierà mai, qualunque cosa lei possa dire.
La giovane si toglie il vestito, poi la sottoveste e infine le mutandine; la sua statura è piccola, il suo corpo è magro e delicato. Non è ancora arrotondato come l’altra volta. Rimane con addosso il solo reggiseno, ed è indecisa se toglierselo o no, come se fosse l’ultima barriera al suo pudore; poi, con un gesto quasi inconsapevole, se lo toglie.
Ha deciso che quello che farà fra poco, anche se è un atto di distruzione, la farà rinascere come una sorta di rito pagano. Sa che ci sono vari modi di bestemmiare il nome di dio onnipotente, e che quello che ha scelto è uno dei peggiori, ma quello che è successo ha scavato un vallo invalicabile fra lei e quello che, sino a poco fa, chiamava dio. Non ci sarà più dio, per lei, da ora in avanti: per quello che ha dovuto subire la sua bambina e per quello che lei sta consapevolmente per fare.
“Sei bella”, le dice la donna che ha davanti. Non ha parlato per farle un’avance, non c’è attrazione in lei, la giovane lo sa benissimo: l’ha detto semplicemente come una constatazione, un dato di fatto. Lei però si sente stranamente lusingata e, per un attimo, vive un momento di indecisione; ed è allora che succede un fatto strano.
Non ha ancora avuto consapevolezza di quella cosa che le sta crescendo dentro la pancia, è probabilmente troppo presto, ma in questo momento per la prima volta ha una specie di sussulto; non è certamente un movimento né un battito percepibile, ma forse una specie di premonizione, qualcosa che cerca disperatamente di rimanere aggrappato a lei. Si accorge che se aspetterà ancora un po’ sarà troppo tardi, per cui decide: si sdraia sul tavolo di formica della cucina e divarica le gambe. Riflette amaramente su come sia strano che per la donna, in fondo, sia sempre una questione di divaricare le gambe, ma non c’è spazio per l’ironia, non è il momento.
La donna anziana ha aperto un armadietto basso e ne ha tirato fuori un catino di moplen rosso; lo appoggia su una forcella che fissa al tavolo, fra le sue gambe. È lì che finirà tutto.
Si lava le mani e ci si spruzza sopra dell’alcol; poi si siede fra le sue gambe e accosta a sé un tavolino su cui ha appoggiato la cassetta metallica che contiene i ferri scintillanti. Sembrano ferri professionali; la giovane si chiede dove possa averli trovati. Un attimo di esitazione, poi la donna più anziana chiede con voce risoluta:
“Allora?”
La giovane deglutisce. Poi, con un filo di voce dice:
“Fa’ presto”

sabato 31 dicembre 2011

Don Luigi

Poteva essere il giorno giusto per fare gli auguri di fine anno e di buon inizio anno nuovo, ma oggi c'è una notizia che cambia tutto: la morte di don Luigi Verzé. Intendiamoci: non è morto un santo. Nessuno, credo, nemmeno fra i suoi più stretti collaboratori, avvierà cause di beatificazione o processi di canonizzazione. Ma francamente non riesco nemmeno a condividere né a capire tutto l'odio che sembra scatenarsi sulla rete contro un mersonaggio controverso finché si vuole, ma anche artefice di una delle imprese più importanti della storia della sanità italiana. Ho avuto il privilegio di studiare all'Ospedale San Raffaele alla fine degli Anni Ottanta. All'epoca non esisteva ancora l'Università Vita Salute - uno dei tanti monumenti allo straordinario egocentrismo di un uomo così controverso - per cui io vivevo nel grembo dell'Alma Universitas Mediolanensis. Adesso può sembrare strano a uno studente di Medicina abituato all'insegnameno tutorializzato, ma all'epoca lo studente di medicina era una specie di corpo estraneo, tanto più nell'ambito di un reparto ospedaliero. Ricordo molto bene che quando si trattò di fare il tirocinio obbligatorio pre-laurea in un ospedale pubblico, fu chiesto a me e ai miei amici di non andare a "disturbare" la routine del reparto Il medico si poteva tranquillamente laureare prescindendo da una formazione pratica ospedaliera. Al San Raffaele le cose erano diverse: fu il primo esempio di insegnamento tutorializzato, quello che adesso è la regola. I miei professori erano straordinari: si poteva scegliere fra il rigore apollineo di Claudio Rugarli e la scapigliata genialità di Jacopo Meldolesi. L'ospedale poi era una macchina da guerra: c'erano tutte le tecnologie più fantascientifiche e gli uomini straordinari che sapevano farle funzionare. Noi studenti eravamo orgogliosi di far parte di quel gruppo: non ci sentivamo predestinati a chissà cosa, questo no (per lo meno la parte di noi abituata dalle vicende della vita quotidiana a stare con i piedi per terra senza fare voli pindarici), ma ci sentivamo parte di un grande gruppo. I "baroni" c'erano, come no, ma avevamo la sensazione che lo fossero per meriti reali, non per le solite menate politiche. Certo, non era tutto oro: la megalomania del Presidente era qualcosa che ognuno di noi aveva imparato a conoscere: fontane, statue, cappelle con ritratti di angeli in cui non era difficile riconoscere le fattezze del Fondatore, messaggi di fine anno in cui Don Luigi ricordava ai dipendenti il messaggio che egli e Gesù affidavano ai medici: andate e guarite. E poi anche a noi studenti arrivavano strane notizie su stipendi a rischio, ma all'epoca sembravano problemi tanto lontani dalle nostre prospettive; e poi la verità è che nessuno se ne andava, nemmeno se se ne manifestava l'opportunità. Dopo la laurea ci fu per me il servizio militare, poi le mie strade si separarono da quel grande ospedalone: scelsi altre vie, che mi hanno portato dove sono adesso. Ci sono state esperienze belle come quella della prima parte della mia permanenza all'Ospedale di XY, dove un gruppo di medici giovani e motivati cercò di creare un ambiente meraviglioso di lavoro e quasi ci riuscì; o esperienze fallimentari, come quella - sempre a XY - con l'altro reparto guidato da un triste figuro che riassume in sé tutto il peggio dell'arroganza del piccolo guappo di periferia, in realtà incapace di pensare con il proprio cervello e sempre bisognoso del pretoriano di turno che gli dicesse cosa doveva pensare. Ma nonostante tutto, ho sempre tenuto un cordone ombelicale con il mio vecchio ospedale e ne seguivo sempre con apprensione le notizie. Sapevo delle mire espansionistiche. Castellanza, per esempio, dapprima ospedale, poi riciclato come centro per la sperimentazione UROD (per chi non lo ricordasse: consisteva nella somministrazione di anestetici a alti dosaggi per liberare dalla dipendenza da eroina. Dopo qualche risultato incoraggiante, il progetto fu abbandonato); oppure Roma, altra prova controversa; e poi ancora altri Centri che - agli occhi di un osservatore - sembravano un inno alla vanità del Fondatore. Se ne dicevano di tutti i colori: spretato, ma celebrava messa; era amico di Craxi, Gava e Berlusconi e questo gli aveva permesso di deviare il traffico aereo dai cieli sopra l'ospedale; che era un politico a sua volta; che aveva raccontato a Paolo VI di aver sognato l'arcangelo Raffaele che gli aveva detto di fondare un ospedale, e quindi Papa Montini gli aveva dato i soldi necessari per creare la Fondazione; che voleva avere l'ultima parola su tutto e controllare ogni cosa. Si diceva veramente di tutto e di più. E, alla fine, così passa la gloria del mondo. Leggo oggi su Facebook commenti carichi di odio e di veleno. "Peccato che non credo al paradiso - dice uno - perché almeno ci sarebbe anche l'inferno in cui far bruciare Don Verzé". E' vero: non è stato uno stinco di santo. Ambiguo, controverso, megalomane, forse sprovveduto o forse solo mal consigliato. Ci sta tutto e il contrario di tutto Ma non vorrei sembrare retorico affermando che il San Raffaele è una creatura meravigliosa che, da sola, assolverà tutte le colpe di un piccolo megalomane. La terra gli sia lieve