martedì 21 agosto 2012
Dizionario delle vacanze
domenica 13 maggio 2012
Vèstiti!
Leggo oggi su Facebook la triste storia di Luca costretto a rifarsi il guardaroba e vivo tutta la mia solidarietà per il mio amico.venerdì 23 settembre 2011
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martedì 28 settembre 2010
Lessico famigliare
venerdì 2 ottobre 2009
La signora ce l'ha panoramica

Anche ieri – per l’ennesima volta nella mia vita familiare – si è verificata la solita storia che proverò a sintetizzare come segue:
1.Cristina, mia moglie, mi chiede di cercare una determinata cosa nello stanzino
2. Io la cerco e non la trovo, per cui torno indietro e le chiedo timidamente e sottovoce se, per caso, è possibile che di quel determinato articolo non ce ne sia più assortimento in casa
3. La risposta invariabile è: “Ne abbiamo a decine” (notare il quantitativo, volutamente esagerato)
4. Io torno nello stanzino e continuo a non trovare la cosa in questione. Chiamo la moglie, le reitero la domanda su dove sia l’oggetto e mi sento rispondere: “E’ lì che ti guarda”
5. Dopo attesa inutile di faticosi tentativi da parte mia, arriva lei, preleva l’oggetto da sotto il mio naso lasciandomi a riflettere sull’inutilità dell’apporto maschile nella vita domestica
Credo sia noto a tutti che l’inveterata incapacità degli esseri umani di sesso maschile a trovare le cose sia dovuta, oltre che alla perfidia delle donne che fanno di tutto per nascondere oggetti come calzini, mutande e flaconi di detersivo, ad un fatto fisiologico ed ancestrale ben dimostrato. In pratica: gli uomini hanno una visione cosiddetta “a cannocchiale” (nessuno equivochi, per favore) le donne invece ce l’hanno “panoramica” (vedi nota fra parentesi precedente); questo perché nella notte dei tempi gli uomini andavano a caccia a procurare il cibo per la famiglia e dovevano inquadrare la preda, mentre le donne dovevano comprendere con un solo sguardo tutta la caverna per sorvegliare la prole dall’assalto di animali feroci. Non sono balle: è tutto provato in modo abbastanza scientifico e disponibile su alcune pubblicazioni di tipo divulgativo, come i bei libri di Allan e Barbara Pease (ovviamente marito e moglie nella vita di tutti i giorni) tipo “Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?” oppure "Perché gli uomini lasciano sempre alzata l'asse del water e le donne occupano il bagno per ore?" (ce ne sono altri, molto divertenti), che mi sentirei di consigliare a tutti.
Poste queste premesse che sembrerebbero indirizzare il problema su un versante scientifico e quindi accettabile da chiunque, si tratta solo di convincere le donne della ragionevolezza del nostro punto di vista: e qui cominciano i problemi, come ognuno può verificare nell’ambito della propria realtà domestica.
Perché non riusciamo a convincere le mogli del fatto che non è colpa della nostra pigrizia intellettuale, bensì del fatto che siamo fatti diversamente? Perché andare sempre a pensare che siamo noi a non voler mai vedere le cose che ci guardano? Forse perché c’è un aspetto di delizioso sadomasochismo che rende particolarmente attraente la vita di tutti i giorni e che fa parte di quel gioco delle parti indispensabile ad ogni intesa riuscita?
Non lo so, e forse non lo saprò mai.Il mio suggerimento è quindi di continuare così. Siamo autorizzati da Madre Natura a non trovare i calzini che ci guardano e a continuare a procurare prede con (e per) il nostro cannocchiale.
E hony soit qui mal y pense
giovedì 20 agosto 2009
Medioman Pride

Lui è il super macho cui basta suonare ad una porta stappando una bottiglia di spumante per avere un universo femminile ai suoi piedi; lei ha da tempo smesso i panni di velina per tentare di riciclarsi in un mondo dello spettacolo che sta diventando sempre più selettivo nei confronti dei suoi pretendenti, anche se ne hanno già fatto parte a lungo.
All’inizio di quest’estate Elisabetta Canalis era la donna più invidiata del pianeta: le belle terga appoggiate sul sedile posteriore di una Harley-Davidson, abbracciata al suo George che mostrava i muscoli ben torniti sotto una polo bianca, le si perdonava l’appostamento che evidentemente aveva fatto fuori dal cancello di Villa Oleandra pur di ferire al cuore il bel tenebroso. Ho detto: “le si perdonava”, ma avrei dovuto dire “noi uomini le perdonavamo”, perché in realtà le donne non le hanno perdonato un bel niente: non posso riportare i commenti di mia moglie Cristina, immortalati su un sms che purtroppo è andato perduto con un crash del mio BlackBerry, ma credetemi in parola se vi dico che erano cattivi come solo quelli di una donna tradita possono essere.
Adesso scoppia la bomba: la bellissima Canalis non è la donna più invidiata del pianeta, quella che ha fatto capitolare lo scapolo più appetibile e misteriosamente resistente di tutta Hollywood; no, Elisabetta è nient’altro che una copertura di un misterioso partner di Big George.
Avete letto bene: “un” partner.
A svelare il mistero è l’amico di sempre, Brad Pitt che ha detto al cronista: “Io e Angie [Jolie, ndr] non ci sposeremo sinché al mio amico George non sarà permesso di sposarsi col suo compagno”.
Sposarsi, nientemeno.
E la povera Elisabetta, nemmeno sedotta e già abbandonata, chi la consolerà nella prigione dorata di Villa Oleandra? Il maggiordomo?
A margine di queste considerazioni ai limiti del boccaccesco, ci sarebbe da chiedersi se George sia contento che l’amichevole (?) Brad Pitt abbia fatto outing per conto terzi, specie avendo sentito il bisogno di noleggiare – mi si passi il termine assai poco elegante – la Canalis come copertura ma, ammesso e non concesso che la rivelazione di Brad sia vera, fa strano che proprio in un momento come questo in cui l’omosessualità è definitivamente sdoganata un attore come lui senta il bisogno di nascondere questo lato di sé.
Per conto mio, oggi è il giorno della rivincita dei Medioman, categoria di cui faccio orgogliosamente parte.
Ho amato follemente la figura da superuomo di George Clooney che, nei panni del Dr. Doug Ross di ER, era il medico che io avrei sempre voluto essere e che, a causa della mia pancia e della pelata che mi fanno assomigliare piuttosto a Homer Simpson, non sarò mai. Cristina sbavava nemmeno troppo di nascosto mentre seguivamo il telefilm dei medici superuomini, ma quello che maggiormente amava l’eroe ero io: lui era bello, forte, maschio, precocemente brizzolato; la bellissima Julianna Margulies se lo mangiava con gli occhi riproponendo quel rapporto mitico fra medico ed infermiera che io, nel mio piccolo, non ho mai potuto assaggiare.
Ma probabilmente il film di Clooney che mi ha entusiasmato maggiormente è stato “The Peacemaker” in cui lui, al fianco di una Nicola Kidman mai così bella, interpreta il colonnello DeVol che, da solo (o quasi), rifila una solenne lezione ai russi perennemente cattivi che, anche dopo la fine della Guerra Fredda, coltivano i sogni di sganciare l’atomica sull’Occidente. Un film reazionario come pochi, ma lui è un supermacho da urlo che riesce anche ad agganciare al volo a mani nude una camionetta ad un elicottero: un fenomeno!
Che c’entra, direte voi: forse che un gay non può essere macho? Siamo ancora attaccati ad icone da checca isterica come lo strepitoso Michel Serrault ne “Il vizietto” con Tognazzi?
Certo che no. Ma l’immagine di machismo di Clooney è sempre stata tenacemente connessa a quella di sciupa femmine scapolo impenitente, che si rifugiava nel suo castello dorato di Laglio ove un’alcova dorata era pronta a chiudere come una conchiglia le più meravigliose perle dell’universo femminile. Oddìo, qualcosa s’era fatta scappare una sedicente ex che affermava che, fra le lenzuola, il bel tenebroso era lontano le mille miglia dalle 8 ore di sesso tantrico sbandierate a suo tempo da Sting (e anch’egli sputtanato di recente da Bob Geldof), ma si pensava ovviamente alla ripicca dell’ex sedotta ed abbandonata e giammai ad una copertura.
Che vergogna. Proprio nel Terzo Millennio, quando l’omosessualità è stata definitivamente sdoganata, quando sportivi e personaggi dello spettacolo non fanno mistero di vivere la propria sessualità in modo sereno e consapevole – si pensi a Jodie Foster, Anne Heche, Billie Jean King, Martina Navratilova, Amelie Mauresmo (oddìo, ora che ci penso ho citato solo donne: sarà perché sono più responsabili e sincere degli uomini?), c’è ancora uno di essi che pensa che sia un orrore, qualcosa di cui vergognarsi, e si rifugia nel vecchio cliché di misterioso sciupa femmine come un qualunque Rock Hudson degli Anni Sessanta.
È per questo che oggi io, l’Homer Simpson di Melegnano (si può pensare a qualcosa di più provinciale?), proclamo la giornata del Medioman Pride: prendo per buona la parola dell’antipaticissimo Brad Pitt, che detesto dai tempi in cui aveva scopato e tradito la bellissima Geena Davis di “Thelma & Louise” e decreto che George Clooney, la cui presenza su un calendario ho dovuto sopportare per tre anni nella mia camera da letto, non ha più diritto di porsi come termine di paragone di fronte alle mie performances fra le lenzuola!
domenica 2 agosto 2009
Prevedibile, troppo prevedibile
A fronte della voglia di evasione degli italiani che, quest'anno, si concretizza in una particolare predilezione per gli Adventure Travel, ci sta la mia pensosa pigrizia che mi porta, una volta di più, a scegliere di stare attaccato come una cozza agli scogli della ridente localita' del Ponente ligure.
Dicevamo dei viaggi avventurosi. L'altro giorno Chiara mi ha raccontato della vacanza avventurosa che fara' in Grecia, in non so più quale arcipelago, in compagnia di persone che non conosce, con una guida che si improvvisa tale, probabilmente senza alberghi prenotati; il tutto e' (dis)organizzato da un'agenzia famosa per rendere la vita difficile ai vacanzieri che pagano caro questo privilegio.
Oggi ascolto inorridito Federica - giovane e rampante avvocato, erede di una grande tradizione di Principi del Foro - che mi narra della sua prossima partenza dalla vicina Andora, di notte, in barca a vela, con 10 persone che non conoscerà sino al momento dell'imbarco, alla volta della Corsica che circumnavighera' con i suoi sconosciuti compagni d'avventura.
E mentre ascolto questi progetti di avventure estive, che avranno per teatro quello stesso mare affrontato nella notte dei tempi da Odisseo, archetipo prototipo di ogni sfida dell'uomo ai limiti che gli sono imposti da una sorta di Legge ultraterrena, resto incerto se invidiare o compiangere coloro che saranno protagonisti della grande sfida.
Seduto sulla sdraio davanti alla lenta risacca dello stesso mare che per me, da questo privilegiato punto di vista, sara' sempre placido, contemplo scorrere davanti a me la vita di persone che vedo una volta all'anno e che, nondimeno, mi sono familiari come se le avessi davanti a me tutto il tempo.
Alla mia sinistra, laggiu' in fondo, ci sta l'altera e spocchiosa S. con madre, padre e le due figlie. Il marito non si fa vedere da due anni e mi piace pensare (perché mi è simpatico) che sia scappato dalla moglie, che aveva maltrattato la sorella abbandonata perche' non era stata capace di tenersi il marito, e dai suoceri opprimenti, convinti che ogni valore della vita abbia una valutazione monetaria. Poco oltre, M. e F. si scambiano battute noiosissime, ma sembrano felici.
Una giovane mamma che conosco solo di vista inalbera un bikini talmente esiguo che lo slip le lascia piacevolmente scoperta la chiappa destra obbligandola continuamente a riabbassarlo e generando cosi', nell'interessato spettatore, l'inevitabile domanda su chi l'abbia obbligata a prendere un indumento cosi', se si sente obbligata a coprire le esposte rotondità.
Alla mia destra siede il signor F., con un riporto che ormai parte da sotto l'orecchio sinistro. E' originario dell'Agro Pontino e tifosissimo della Lazio. Tutti gli anni - soprattutto gli ultimi che, calcisticamente parlando, hanno ringalluzzito parecchio lui e rattristato me - mi si rivolge col suo vocione baritonale e mi chiede: "Allora, dottore, va male il suo Milan?" inducendomi a dissertazioni metafisiche sull'indifendibile campagna acquisti di Berlusconi e Galliani.
Poco oltre, il signor S. si e' accorto che, da quando e' in pensione, ha poco da raccontare per cui legge il Corriere mentre la moglie F., come tutti gli anni, si mette come un batrace al sole senza comunicare con nessuno.
Cristina mi propone una partita a racchettoni e la guardo malissimo; lei scuote le chiome con aria di commiserazione pensando a quale ingiusto destino l'abbia costretta a familiarizzare con un plantigrado noioso e pesante come me.
Io ridacchio e penso, mentre scrivo queste note sul mio BlackBerry, ormai ridotto al rango di una Moleskine qualsiasi, che la prevedibilita' di Celle Ligure dovrebbe essere promossa al rango di risorsa dell'Umanita' e che non vorrei essere in nessun altro posto al mondo





