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sabato 20 aprile 2013

Il muro di Berlino de noantri

Qualunque possa essere oggi la scelta di Giorgio Napolitano, ciò che risulta evidente a chiunque è che chi gli propone di perpetuare per altri sette anni proprio mandato presidenziale, ha tutti gli interessi a mantenere lo status quo, e cioè la spartizione del potere fra le due forze politiche più importanti del nostro paese e che se la sono gestita in modo egemonico negli ultimi vent'anni.
E questa è una truffa commessa in evidente malafede.
Non sono fra quelli che si sentirebbe di propugnare un governo Cinque Stelle, però sto cominciando a valutarne con un certo interesse le ragioni, con particolare riferimento all'importanza di liberarsi una volta per tutte dei cascami di questo vecchio modo di far politica, talmente vecchio da rimandare ai bizantinismi della prima Repubblica che credevamo ormai definitivamente superati.
Nonostante sia lontano anni luce dal suo modo di vedere la vita, credo che Giorgio Napolitano sia fondamentalmente un vecchio galantuomo. Spero vivamente pertanto che scelga di non farsi trascinare in questo obbrobrio, che non risolverebbe assolutamente niente, anche perché il vero problema non è la scelta di un presidente della Repubblica, ma la risoluzione dei problemi interni del PD che, da 54 giorni, si sta costringendo ad assistere alle faide oscene del suo Infinito Congresso.
Perché, sia chiaro, la colpa non è di Grillo, che ha raccolto in modo astuto la protesta di chi non ce la faceva più; o di Berlusconi, che è sceso in campo esattamente la sera in cui si è saputo che il candidato premier sarebbe stato Bersani. No, la colpa è proprio del PD, che ci ha trascinati e che ci tiene con la testa affondata in questa latrina.
Ritengo che non ci troveremmo in questa situazione vomitevole, se dalla dirigenza del PD fosse arrivata, sin dai tempi delle primarie, una chiara indicazione a non votare per Pierluigi Bersani, uomo di D'Alema e della dirigenza più retrograda da di questo partito, superato dai tempi e dalle logiche, espressione ormai non già del vecchio Partito Comunista - e che quindi avrebbe dalla sua almeno un po' di Storia - bensì di uno qualunque di quelle lobby da prima Repubblica che il partito che fu fondato a Livorno nel 1921 da Gramsci e Bordiga tanto osteggiava.
Il disallineamento con la realtà oggettiva, la perdita totale di qualunque connessione con non solo con la propria base ma anche con la gente comune, anche con quelli che non erano gli elettori del vecchio PCI ma che potevano eventualmente e occasionalmente essere recuperati alla Causa, l'incapacità ormai dimostrata di non saper o non poter sostenere una linea politica che sia una, la totale mancanza di autocritica, la presunzione arrogante propria di chi pensa sempre comunque di essere nel giusto hanno portato ormai questa accozzaglia di gente - cui pure io ho dato il voto - a lottare semplicemente per sopravvivere, per mantenere una poltrona, per conservare i privilegi che vengono garantiti dall'essere parte integrante di quella Casta che una volta avrebbero osteggiato.
I continui messaggi a Grillo che lo insulta; le metafore infantili; la mancanza di una linea politica attendibile; l'evidente e tenace arroccarsi su un progetto di poltrona; le infinite consultazioni con enti di nessun interesse; la tenacia metodica con cui ha bruciato prima Marini, e poi Prodi; la mancanza di motivazioni nel rifiuto di Rodotà, che pure è uomo PD; tutto concorre a disegnare un fallimento miserabile, quasi Bersani fosse una specie di Re Mida al contrario, uno che tutto ciò che tocca diventa merda. E' oggettivamente difficile essere così continuativi nelle figuracce, così metodici nell'incapacità.
Bersani ha fallito completamente, ma oltre a lui ha fallito un'intera classe dirigente che si è arroccata sulla propria presunta - e, a conti fatti, inesistente - supremazia intellettuale, come se fosse un valore su cui costruire una società migliore.
Hanno perso completamente di vista il Sol dell'Avvenire, le lotte operaie, gli ideali di giustizia sociale, quel libertè, égalitè e fraternitè di cui si erano sempre proclamati eredi, barattando la loro vocazione alla tutela degli oppressi in cambio di una presunta supremazia intellettuale che si sono arrogati più per mancanza di alternative che per meriti reali.
Hanno fallito su tutti i punti; e sarebbe un errore pensare che la colpa sia solo di Bersani, burattino nelle mani di personaggi molto più scaltri di lui, e sicuramente pronti a saltare sul carro del prossimo vincitore.

Oggi sentito alla televisione due commenti di giornalisti: uno è Alessandro Sallusti, l'altro è Antonio Padellaro. Sallusti si augura che Napolitano accetti la rielezione, patrocinando in tal modo la possibilità che si sviluppi quel governo delle larghe intese che darebbe modo a Berlusconi di poter perpetuare la propria insopportabile presenza alla guida del paese. Mi risulta difficile capire con chi dovrebbe fare questo tipo di intesa, giacché Bersani dovrebbe teoricamente abdicare; ma non è questo il punto.
Invece Padellaro, in modo secondo me molto più corretto, si augura che Napolitano non accetti mai una prospettiva del genere.
Sono ovviamente con Padellaro: non è nemmeno lontanamente pensabile che a quasi due mesi di distanza dalla fine delle elezioni che, volenti o nolenti, a torto o a ragione, hanno di fatto sancito un cambiamento epocale nel nostro paese, siamo ancora qui a menarcela con gli attori della precedente commedia che tanto volevamo finisse.
Per cui diamoci da fare a trovare un Presidente, non obbligatoriamente esponende del PD, condiviso dal tutte le forze politiche in campo, auspicabilmente non ottuagenario, che detti le regole di una linea politica che sia finalmente espressione di quello che è saltato fuori dalle ultime elezioni.
Da vero liberale quale sono, auspico che il PD si trovi un leader che faccia piazza pulita di tutti cascami di una generazione che non ha più nessuna ragione di essere o di dettar regole, che trovi nuovi canali di comunicazione abolendo una volta per tutte una presunta superiorità morale che non esiste e non ha nessuna ragione di essere, che si impegni a collaborare per governare questo porco paese

lunedì 25 febbraio 2013

Il vero vincitore delle elezioni

Lo dico subito: ho votato PD e Ambrosoli. 
L'ho fatto con lo scopo di dare governabilità al mio Paese.
L'ho fatto perché nella mia idea di democrazia c'è il concetto di alternanza.
L'ho fatto perché nella mia idea di democrazia c'è un riferimento a liberal-laburismo che rimanda al "Giornale" di Montanelli, che non ha nessun riferimento con le (mezze) figure attuali ma insomma, ce lo siamo detti mille volte, qualcuno ci dovrà pur governare, e allora...

...e allora eccoci qua, a commentare l'ennesima affermazione di Berlusconi, a inveire contro quelli (chi? dove sono?) che l'hanno votato, a chiederci che Paese sia quello che dà i voti a un vecchio puttaniere bugiardo che ha già mentito troppe volte e che lo farà ancora.
Ma il problema, paradossalmente, non è lui. E nemmeno quelli che lo hanno votato.
Il problema è il PD di D'Alema, quello che impone un cavallo bolso inguardabile alla testa del Partito e come proposta di capo di governo, ottenendo così i seguenti risultati:
  1. perde - non nei numeri, ma di fatto: così non governa - un giro elettorale già vinto
  2. riporta in sella Berlusconi
  3. fa perdere faccia e credibilità non solo al proprio elettorato, ma anche all'Italia intera
Esagero?
Non so, proviamo ad analizzare; poi decidete voi.
Al momento delle Primarie, il PD era largamente in testa ai sondaggi - d'accordo, per quello che valgono - con la prospettiva di un cavallo di razza che stava sgomitando per svecchiare l'ambiente e per mandare a casa quelli che ormai erano in sella da tanto, troppo tempo. Inutilmente, per di più. Ricordate una sola battaglia politica vinta da D'Alema?
Ora io, medico e poco esperto di cose di sinistra, sono sicuramente l'ultimo adatto a giudicare i sofismi dei politici di sinistra (che molte volte mi ricordano il vecchio Tafazzi), ma Renzi, con un programma vario, articolato e interessante, con un'idea di Sinistra moderna e riformista, e soprattutto con l'idea di lasciare a casa D'Alema, sembrava o non sembrava una prospettiva interessante?
Secondo la dirigenza PD che ha imposto Bersani - e gli elettori che hanno avallato, ovviamente - no. 
La lungimiranza di questa scelta si appalesa in tutto il suo splendore oggi, regalando a Bersani il giusto premio di una campagna elettorale pietosa. Al momento in cui scrivo ha una maggioranza talmente risicata che, di fatto, non può governare.
Il giorno dopo le Primarie PD, Berlusconi entra in campagna elettorale. E lo fa a modo suo: invadendo ogni canale di comunicazione con un presenzialismo ossessivo, cui Bersani risponde con battutine da grossolano gentleman farmer. Peccato che questa campagna elettorale, in cui il segretario PD sembra capitato per caso, sia stata caratterizzata da un lato dai vaffanculo di Grillo, e dall'altro dalla reiterazione delle false promesse di Berlusconi.
Il risultato è sotto ai nostri occhi: la lieve maggioranza PD è in realtà un pareggio a tre, anche perché - allo stato - non c'è l'idea che Grillo possa allearsi con qualcuno: e così, con questi numeri, non si governa.
Ora, possiamo menarcela finché vogliamo sugli italiani che votano Berlusconi, ma la verità è questa: la colpa di questo risultato elettorale non è di Berlusconi che ha fatto di tutto per vincere, ma è solo del PD che ha fatto di tutto per perdere.

E' probabile che presto torneremo a votare. 
Spero che il Partitone faccia tesoro della (e)lezione e si liberi in un colpo solo dei vecchi catenacci affidandosi - com'era già logico alle primarie a tutti, eccetto per chi non l'ha votato - a Matteo Renzi, l'unico vero vincitore di queste inutili elezioni

martedì 1 novembre 2011

Mi piace Matteo Renzi

Mi piace Matteo Renzi.
No, non ho deciso di accodarmi al messia di turno; semplicemente penso che la sua sia una faccia presentabile di uno che dice cose di Sinistra (maiuscolo) in un mondo come il nostro in cui la sinistra (minuscolo) sembra abbracciare un unico pensiero praticabile, e cioè far fuori l'attuale premier; oppure cavalcare come al solito il sindacalismo becero, quello che fa dell'intransigenza non una battaglia per i lavoratori, ma uno specchio per il narcisismo dei leader.
Credo che la Sinistra (maiuscolo) sia qualcosa di più e di meglio.
Per uno come me che non si riconosce in questa destra (minuscolo) rappresentata dal governo attualmente in carica o, in alternativa, dal presidente della Camera, Renzi è qualcosa in più di un compromesso.
Leggendo i famosi cento punti (vedi il link) mi rendo conto che quello che cerco veramente sempre di più nella politica che pure ho tolto dalla mia vita da 4-5 anni è una specie di socialismo riformista simile a quello che esiste in Paesi civilizzati come la Svezia.
Di Idee e Ideali ancora rappresentati da gente come quella che è all'opposizione e avversati - almeno a parole - da quelli al governo, ne ho formalmente piene le palle: troppo vecchi gli uni e gli altri, ma soprattutto ancora troppo attaccati all'idea bicefala di un partito che li governa e un altro da odiare. Questo atteggiamento - che per me è il vero "centrismo", cioè tutto ciò che ha bloccato l'Italia sin dal momento della fondazione della Repubblica - deve essere superato da una politica che pone l'uomo nella comunità al centro dei propri interessi.
Utopia? Illusione?
Forse. E comunque, come ho detto più volte, non ho nessuna intenzione di dare più il mio voto a scatola chiusa a qualcuno, anche se mi è istintivamente simpatico come Renzi: ammesso e non concesso che scenda in campo, dovrà prima dimostrarmi che ha veramente intenzione di mettere in pratica quello che promette; di inculate ne abbiamo già prese a sufficienza da altri personaggi che hanno stipulato contratti con gli italiani. Io come tanti altri. E siamo in tanti: siamo tutti quelli che non votano più per nessuno.
Ma per l'intanto, l'aspetto che mi sembra più incoraggiante è il fatto che Renzi stia notevolmente sulle palle dei notabili del suo partito, a cominciare dall'omino che lo presiede; che sia detestato da quelli che ormai erano pronti ad appropriarsi di tutta la sinistra, dandole dei connotati che non ha se non in parte; e che sia massacrato da buona parte della bloggosfera che preferisce riconoscersi in altri modelli già collaudati di comodo antiberlusconismo, di partitocentrismo eliotropico o di partigianeria militante e eloquente. E che piuttosto che un uomo dichiaratamente di Sinistra, preferiscano eleggere a proprio simbolo il presidente della Camera, ex fascista prestato al trasformismo opportunista e, per questo motivo e per episodi personali recenti, totalmente privo di credibilità, destinato solo a fare lo zerbino - lui e il suo risicatissimo gruppo - di quei personaggi di cui è diventato l'enfant gatè.
Concita De Gregorio, dalle pagine di Repubblica, fa il solito lavoro obliquo del commentatore di sinistra che  capisce ma fa finta di non capire e parla ancora di militanza di base, di "partito che lo ha portato" lì, di "sostegno economico e organizzazione".
Ma la base del PD ormai non esiste più, la sinistra ha solo un'anima, quella che finirà con la morte fisica o politica di Berlusconi, quella che non servirà per ricostruire; e tutti devono sforzarsi di ri-conquistare alla politica quelli come me, quelli che non si riconoscono in nessuno, i delusi, quelli che nella cabina elettorale hanno incrociato le braccia.
Se Renzi ha voglia di conquistarmi, si dia da fare

domenica 25 ottobre 2009

Un chirurgo per il PD


Sono molto incuriosito dagli esiti delle primarie del PD. All'una oltre ottocentomila persone avevano votato nei chioschetti dimostrando con i fatti una voglia di "far politica" che non può che fare onore, soprattutto se consideriamo il momento attuale in cui, alle ninfette ed escort del Premier, vengono contrapposti trans e drag queen dell'opposizione. Il che, se ci pensiamo, non dovrebbe stupire: a parte la corrente teo-dem della Binetti, esiste nel PD un'anima trasgressive che si contrappone alla fallocrazia berlusconiana.
A parte le facezie, devo dire che sono rimasto discretamente colpito da Ignazio Marino. Sarà che mi accomuna a lui la professione, ma devo dire che c'è stata molta dignità nelle considerazioni che ha fatto al solito giornalista che gli chiedeva se si sentisse ago della bilancia nella sfida fra gli altri due contendenti: "Io non voglio essere l’ago della bilancia come dicono. Dario, Pierluigi davvero siete così intrisi delle vecchie posizioni da non capire che qualcuno vuole correre solo per le sue idee?".
Ecco: a Sinistra c'è qualcuno che parla di idee! Poi, si capisce, l'antiberlusconismo non manca mai, ma c'è finalmente qualcuno che rifiuta i modelli precostituiti e mette in campo le proprie idee!
Non quindi - per dire - un Franceschini che di idee non ne ha mai avute e che il meglio che ha pensato, per stimolare gli elettori a votarlo, è di promettere di eleggere come vicesegretari una donna e un africano. E neppure un Bersani che, al di là della simpatia umana che mi suscita per il suo essere un vecchio comunistone emiliano col sigaro in bocca e le maniche della camicia arrotolate come un Peppone qualsiasi, dimostra di essere ancora arroccato sul Sinistrese come unico mezzo di comunicazione.
Marino mi sembra la vera novità di questa simpatica kermesse che ormai segna in modo democratico le scelte del partito omonimo ma che - per inciso - mi pare che porti una sfiga orrenda al medesimo. La mia speranza è che ce la faccia e che la gente lo scelga per le sue idee, visto che Berlusconi sta subendo l'attacco finale e - mia idea, potrei ovviamente sbagliare - non credo che arriverà indenne alla fine della Legislatura