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domenica 17 ottobre 2010

La pelle


"Ero stanco di veder soffrire gli uomini, gli animali, gli alberi, il cielo, la terra, il mare, ero stanco delle loro sofferenze, delle loro stupide e inutili sofferenze, dei loro terrori, della loro interminabile agonia. Ero stanco di aver orrore, stanco di aver pietà. Ah, la pietà! Avevo vergogna di aver pietà. Eppure tremavo di pietà e di orrore" 
(Curzio Malaparte, "La pelle")


Credevo d'aver commentato tutto l'obbrobrio a disposizione in Italia, ma mi sbagliavo.
Mancavano ancora:

  • Barbara D'Urso - a fronte della quale persino Michele Santoro sembra David Letterman - che invita, in esclusiva, nella sua ignobile e scatologica trasmissione, le cugine di Sarah. E siccome c'è un dio per tutti, anche per gli sciacalli, il destino le ha riservato la grande fortuna dell'arresto, pochi giorni dopo di una di esse
  • la cugina Sabrina, giustappunto, che si scopre aver aiutato il padre a coprire le sue attenzioni verso la cugina, mediante concorso in omicidio. In altre parole, ha attirato Sarah nel garage dove era appostato il verme, l'ha tenuta ferma mentre lui la strangolava e poi l'ha aiutato a caricarla in macchina per portarla a compostare nel pozzo
  • le mamme che portano i bimbi in gita domenicale al pozzo dove era stata buttata Sarah, per fare foto ricordo
  • le famigliole che, non sapendo cosa fare di meglio, si organizzano dai paesi vicini per andare a vedere la casa in cui sono cresciuti due mostri accertati e magari chissà, se siamo veramente fortunati, qualcun altro che aspetta ancora di venire alla luce. Magari, quando si affaccia la signora Cosima per mandarli affanculo, qualcuno potrebbe chiederle cosa ne pensa delle personcine della sua famiglia; oppure, alla peggio, possono mettersi tutti in mostra dietro a Tony Capuozzo e farsi riprendere dalla televisione 
Poi, come se non bastasse:


  • l'intervista agli amici di quello che ha fatto fuori l'infermiera romena Maricica Hahaianu con un pugno ben assestato (cosa che gli è venuta abbastanza facile, essendo pugile); i quali amici, oltre a manifestare solidarietà all'assassino, hanno detto che tutti avrebbero fatto la stessa cosa
  • l'avviso di garanzia ai medici che hanno curato la stessa Maricica, perché in questo porco paese, quando non sai cosa fare, se denunci il medico di turno non sbagli mai; dopotutto l'Italia è l'unico paese al mondo con la Polonia a prevedere il codice penale per la colpa medica - vera o presunta che sia, e vera non lo è quasi mai - per cui, male che vada, troverai sempre un giornalista che darà adeguato risalto alla notizia



venerdì 8 ottobre 2010

Ces gens-là

Quelli che pensano che - in fondo - lo zio Michele abbia fatto bene a dare una lezione alla nipote che non gliela voleva mollare, che così le ha fatto vedere chi è l'uomo, quello vero, quello che comanda.
Quelli che applaudono sempre le bare, anche quelle delle ragazze morte troppo presto per aver detto un no di troppo, perché in fondo resistere agli stupratori di cadaveri è pur sempre un bel modo di morire.
Quelli che aprono su Facebook i fans club per Michele Misseri, perché "la mocciosa ha avuto quello che meritava".
Quelli che considerano la donna un oggetto da possedere, brutalizzare, coprire completamente con tendaggi e telerie assortite, confinare in un'altra camera perché indegna di stare a tavola con l'essere umano di sesso maschile.
Quelli che definiscono "un'altra civiltà con dignità e storia pari alla nostra" quella che insegna ad ammazzare a sassate o bastonate la donna che non accetta di sposare un uomo scelto dal padre e dal fratello, o che la fa morire di dolori se in ospedale non c'è un medico donna (che spesso peraltro non c'è, perché in certi paesi la donna è considerata indegna di studiare, e si mettono bombe di fronte alle scuole elementari femminili).
Quelli che affermano che la pena di morte svilisce l'uomo che la commina, che la pena deve essere educativa più per il detentore che per il detenuto, perché dobbiamo sempre recuperare l'umanità del colpevole, ma nessuno sa spiegare dove sia l'umanità in un troglodita che prima strangola alle spalle una quindicenne e poi, dopo morta, finalmente se la può scopare in tutta tranquillità; ottenendo così, tra l'altro, il biglietto quasi sicuro per la semi-infermità mentale.
Quelli che pensano che la forca o il muro non siano fini: molto meglio, caso mai, buttare il troglodita in mezzo ai carcerati duri e incalliti, che ci pensano loro con il loro "codice d'onore" a ripassargli prima il buco del culo, poi le carotidi, così nessun benpensante si sporca le mani, il tutto detto ovviamente con aria molto seria e compunta.
Quelli che brandiranno il microfono in faccia alla madre di una ragazza di quindici anni prima ammazzata e poi stuprata da un troglodita in calore, e le chiederanno: "Cosa vorrebbe dire all'assassino di sua figlia?" oppure, meglio ancora: "Pensa di riuscire a perdonare l'assassino di sua figlia?".
Quelli che - già da adesso - cercano il loro momento di gloria facendosi intervistare in lacrime, dicendoci che loro l'avevano sempre saputo, oppure almeno mostrando gli avambracci muscolosi dietro alla cronista del telegiornale, salutando gli amici del bar e urlando "Viva Sarah!".
Quelli che cercheranno di scaricare la responsabilità sulla nostra coscienza narcisista, corrotta da spettacoli televisivi che ci rimandano una società annegata nell'edonismo, nell'egoismo e nella facile rappresentazione dei casi quasi umani.

Quelli che ancora non ho mandato a fare in culo, perché non me li ricordo, perché sono troppo infimi e particolarmente indegni della mia memoria, o solo perché sono troppo stanco e affranto.
Quelli.
Sì, anche quelli